16 febbraio 2008

 

Pass indrée

Pass indrée
Rovesciare la situazione, stupire, aggiornare, rivoluzionare; non bastava controllare? La storia dei Pass ovvero permessi temporanei detti ZTL (acronimo che sembra il nome di un gas mortale) sta diventando una questione comunale, cioè di Stato. Spezzeremo gli abusi (e arrostiremo gli abusivi?) dice l'Assessore alla mobilità deciso ad andare in fondo fino all'ultimo Pass. Perché i casi sono due: o sbagliano coloro che autorizzano i Pass o imbrogliano coloro che li usano. Non è difficile da capire.

C'è persino un’ordinanza (N. 355/200 del 2003: “Disciplina viabilistica in Zona a Traffico Limitato” firmata Bruni) che fissa le regole di concessione ed anche le sanzioni. Una cosa normale: né di destra né di sinistra.

I Pass servono a far funzionare la Città murata; a darle quel ritmo sociale, economico e commerciale necessario perché attività e persone non l'abbandonino del tutto. Trenta anni fa era abitata da 14mila residenti ridotti oggi a 4mila; le cifre significheranno qualcosa. Per fermare l'emorragia demografica bisogna attivare cure immediate fissate da regole precise. Il Pass serve per mantenere il contatto tra residenti e realtà circostante; tra commercio e produzione. Poi servirebbero anche parcheggi, ma questa è un'altra faccenda.

Entrare ed uscire dal cuore di Como non deve essere un abuso per pochi, ma un diritto di molti. Limitare esageratamente l'accesso può provocare la definitiva morte della città storica, favorendo solo i privilegi. Basterebbe convincere le molto carine mogli dei medici a non approfittare del Pass del marito (ovviamente anche viceversa); i furgoni a non andare contromano (come fanno anche alcuni assessori) e tutti a non parcheggiare per giorni interi quando potrebbero solo per un'ora. Nessuno può scagliare per primo la pietra (che come un boomerang gli ritornerebbe in testa), ma non è cancellando un diritto che si risolve una necessità. Riversare poi le responsabilità sulla Polizia locale è un po' come sparare sulla Crocerossa: viene inviata in missione multa quando la situazione degenera in un manifesto abuso da parte di troppi cittadini; ma la situazione è molto più complessa. Perché in via Volta la mattina parcheggiano decine e decine di auto delle Polizie locali della provincia (che l’ordinanza per la verità autorizza). Tutte per servizio in Prefettura? Tutti siamo in servizio eppure parcheggiamo dove possiamo e sempre a rischio. Quasi trecento Pass alla Finanza cosa preludono? Altrettanti all'Esercito, Carabinieri, Aeronautica? (che per servizio già possono entrare anche col mezzo privato). Perché in fondo alla via Volta parcheggiano cinquanta auto civili? Di chi sono? E quelle in piazzetta del Gesù? In piazza Mazzini c'è davvero un bel movimento e si possono contare almeno trenta auto con Pass che si rubano il posto. I problemi non sono dunque né le regole e neppure gli uffici comunali o la Polizia locale, ma è la mentalità corrente che favorisce e sostiene l’abuso continuo da parte di molti cittadini. Non serve dunque ripartire da zero (come se fino ad ora tutto fosse sbagliato), ma continuare a considerare la città (Murata) come una parte vitale della città più vasta che nel centro storico trova ancora un punto di riferimento sociale, culturale, commerciale e – magari – anche ideale.
Gerardo Monizza

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