10 gennaio 2008

 

Rifiuti ma con stile

Rifiuti ma con stile
“Emergenza” la chiamano i giornali e dovrebbero titolare “Merda ovunque”, ma si sa che siam persone fini e certe parole non si devono usare. Meglio lasciarle per strada. Intanto, mentre il livello sale, dai marciapiedi ai piani nobili delle case, finalmente qualcuno s’interroga: di chi la colpa? Certamente di qualcun altro.

Io” pratico la separazione in casa del molle e del duro, dell’asciutto e del bagnato, del food e del non food, del viola e del nero, della carta dal cartone e le pile le metto negli appositi contenitori, così come i medicinali scaduti, i vetri bevuti, le plastiche usate, le latte martoriate. “Io” sono un ecologista nato che usa il buonsenso prima ancora delle regole scritte e che disprezza lo spreco abusato, il consumismo sfrenato, la dilapidazione del creato.

Io” sono un cittadino moderno che conosce l’equilibrio necessario tra l’essere e il consumare e che non usa altro che lo stretto necessario per vivere, lavorare, divertirsi e abitare. Non ci vuole poi molto per capire quel che bisogna fare: basta solo un poco di più di quel che serve e appena un attimo in là di quel che possiamo permetterci. Solo un poco. Non è questione di sprechi, ma di sicurezza, di sopravvivenza, anche di stile.

Siamo in tre ma prendiamo quattro panini, solo un mezz’etto di pasta in più (se ne resta c’è sempre il cane), se il vino avanza meglio buttarlo subito (tanto poi diventa aceto), abbiamo una casa in città e una in montagna (ma è piccola), riscaldiamo tutto anche se viviamo in poco spazio (in casa non sto mai fermo), riempio la vasca perché devo rilassarmi (quante volte?), vado in auto solo quando serve (però è difficile prendere i mezzi pubblici). Non posso certo tenermi tutti gli imballi di tutti i computers, stampanti, televisori al plasma, Cd DVD iPod, telefonini, spremicarote, macchine per il caffè, né le casse degli agrumi, delle mele, delle verdure, né i sacchetti di plastica. Dopo averne conservati mille piegati a puntino (secondo il metodo giapponese degli origami) bisogna pur liberarsene. Per strada, naturalmente. La casa ormai è piena e – insomma - bisogna pur vivere.
Gerardo Monizza

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You write very well.
 
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