03 gennaio 2008

 
Parlare per niente
L’argomento “aborto” salta fuori dall’elenco delle discussioni imbarazzanti almeno una cinquantina di volte l’anno. Appena si sistema qualche grana bollente (economia, lavoro, sicurezza…) ecco che qualcuno degli addetti ai lavori tira fuori la cartellina rosa con su scritto “aborto”. Non per dire – come ci si aspetterebbe – qualcosa di utile o anche solo d’intelligente, ma solo per parlare. Di solito si tratta di un vescovo (in crisi di visibilità, per la chiesa, s’intende) o di qualche politico (sempre: a titolo personale) o di un giornalista alla ricerca della (sua) notizia sensazionale.

È così che compare il trio Ruini, Bondi, Ferrara. Il clima è quello delle feste, intorno all’albero, seduti al tavolo, strafatti di cibo e chiacchiere, gli italiani non si nascondono “che il problema esiste”. Se poi qualcuno della casa cerca di spiegare al teocon domestico (ma anche all’ateo devoto che mai si perderebbe una messa di mezzanotte) che il numero degli aborti legali è diminuito; che basterebbe una più sincera e chiara politica demografica; che forse la chiesa dovrebbe ritirare il suo dissenso verso la contraccezione; che l’aborto è praticato da donne con minor livello culturale; che a richiederlo in maggioranza sono donne straniere… Insomma: che è un problema di cultura e non di fede, allora, magari, forse la discussione attorno alla tavola imbandita non sarebbe neanche vana.

Invece, a tavola come in chiesa, come al parlamento, come in televisione si blatera di tutto e solo per parlare. Si dice: “rivedere la legge” (ma poi le persone esperte e sensate di destra e di sinistra confermano che non è poi così male); di “aggiornarla” come chiede Ruini alla luce “dei progressi scientifici” o di “difendere la vita e la dignità della persona” come chiede (a titolo personale) Sandro Bondi di FI. Giuliano Ferrara, furbo nell’alimentare il casino, entra in campo chiedendo una moratoria parlamentare. Al trio s’aggiunge quella Binetti, anima davvero molesta e pericolosa, che s’è detta pronta a votare in Parlamento “no all’aborto” perché tanto la beata sta sempre dalla parte della coscienza, la sua.

Al popolo italiano, ovvero agli altri 60milioni di individui che cercano di sbarcare il lunario con serenità, sorge finalmente una domanda: ma certi dannosi quartetti quando si tolgono di mezzo?
Gerardo Monizza

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