04 gennaio 2008

 

Moratoria

Moratoria
Sulla questione dell’aborto si sono scatenati tutti tranne – forse – le dirette interessate, le donne. A parte quelle che hanno una voce in parlamento o sui giornali, le altre, quelle della strada, lasciano che la bufera passi. Ne hanno viste anche di peggio.

Nel chiacchiericcio generale, che tuttavia si ripropone trasversale sia per i fautori della cosiddetta moratoria (ovvero di una sospensione della legge fino a che qualcuno non sia in grado di migliorarla e si sa con quali tempi e umori in Italia) sia per coloro che la ritengono certamente perfettibile, ma che in trent’anni ha dimostrato di ottenere notevoli risultati. Primo tra tutti: la quasi scomparsa degli aborti clandestini e la diminuzione nettissima di quelli legali.

Perché cambiare la legge, allora?

Per l’incapacità tutta italiana di migliorare i risultati ottenuti senza cancellare tutto. Inoltre, proprio la “contestata” la legge 194 ha rilevato dei limiti. Che non sono della legge, ma che sono nella legge e cioè: prevenzione ed educazione sessuale. Così stabilisce la 194 dal 1978, anno di approvazione. Da allora niente è stato fatto anche (ma non soprattutto) perché la gerarchia religiosa cattolica s’è sempre adoperata per frenare qualsiasi tipo di prevenzione che portasse, di seguito, ad una vera educazione sessuale (siamo ancora alla proibizione “morale” della pillola). Il resto della colpa è da attribuirsi alla tiepidezza dei governi che hanno lasciato sole le poche associazioni che con impegno e abnegazione hanno cercato di gettare le basi di una educazione sessuale anche extrafamiliare. Si sa che di certi argomenti in famiglia si parla poco o niente anche perché la preparazione è poca e la sensibilità di giovani e genitori, sull’argomento, è troppa.

Va detto che la stampa (più che la sempre troppo democristiana televisione) ha dedicato ampio spazio sia alla contraccezione che all’aborto, ma anche (tra esplosioni di stile modaioli) all’educazione sociale e sessuale. Purtroppo i giovani leggono poco e non guardano la televisione. Come dire: parole al vento.
Gerardo Monizza

Etichette:


Comments: Posta un commento

Links to this post:

Crea un link



<< Home

This page is powered by Blogger. Isn't yours?