06 gennaio 2008

 

In Riparazione

In Riparazione
Davvero tempestiva l’iniziativa lanciata dal prefetto della Congregazione per il Clero Claudio Hummes il quale chiede a tutti i cattolici di “riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto da un numero minimo di preti”. Il cardinale invita dunque i vescovi a promuovere localmente l’adorazione perpetua (dell’eucarestia); una preghiera mondiale "per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in particolare per le vittime della condotta sessuale”. Ma ribadisce – giustamente – “di una esigua parte del clero".

Ammette inoltre che di problemi, legati alla sfera sessuale, “ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi”. Finalmente!

La risposta della gerarchia della chiesa cattolica ad un fenomeno certamente ridotto numericamente, ma non ridottissimo e del quale hanno memoria numerosi ragazzi e ragazze, che sono stati vittime di abusi sessuali quando non anche di violenze, è una risposta tardiva e poco efficace. Che poi si chiami l’intera comunità dei laici a pregare per la salvezza delle anime dei (pochi) preti pederasti, pedofili, porcelli e in malafede che hanno usato della loro posizione religiosa, sociale e culturale per corrompere e violentare minorenni d’ambo i sessi è una cosa sgradevole e impura.

Trasformando il pessimo comportamento di pochi in una preghiera generale è come voler allargare la responsabilità con l’effetto di non assumersi direttamente quelle responsabilità giuridiche e morali che ogni vescovo avrebbe dovuto assumersi nell’immediato, in relazione coi fatti. Perché, proprio per le caratteristiche della comunità dei preti, tali fatti non sono quasi mai ignoti né ai confratelli, né alle gerarchie locali.

Solitamente con la strategia di spostare da un incarico all’altro si è cercato di distrarre sia il comportamento del soggetto che l’interesse delle comunità dei fedeli.

Certo, ci sono ottimi e santi preti e in gran numero, ma sarebbe ora che così tanta brava gente si assumesse le proprie responsabilità di cittadino e non solo di quelle relative al proprio incarico. L’omertà e la copertura non devono confondersi con la confessione e la pietà.
Gerardo Monizza

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