05 gennaio 2008

 
Fantasie
I dati sono chiari: prima dell’approvazione della legge sull’Interruzione Volontaria della Gravidanza si stimavano dai 350 ai 500mila aborti clandestini l’anno. Poi vi fu l’approvazione: nel 1978 e, nel 1981, la vittoria del NO al Referendum abrogativo. Le supposizioni divennero numeri certi: 234mila in quel primo anno per arrivare, nel 2005 a 132mila. Dunque la richiesta di aborto cala. Per fortuna e non per progetto.

La legge è inapplicata proprio nella parte di educazione e prevenzione ed oggi, con tempismo perfetto, si cerca di “migliorarla”. La disquisizione sul tema è ovviamente di tipo teologico nel cui campo ci sguazzano alcune menti raffinate capaci di spaccare il capello in quattro riportando argomentazioni degne d’un concilio antico. Cardinali, vescovi, parroci, giornalisti devoti, atei in confusione, politici alla ribalta sono i primi a riprendere la parola là dove l’avevano lasciata trent’anni fa.

È ancora il cosiddetto tempo della vita, di quando effettivamente la materia diventa “carne”, dell’anima che s’infila nel corpo e della volontà di dio che tengono piene le pagine dei giornali e non della qualità della vita, dell’autodeterminazione femminile, dell’educazione alla prevenzione, alla contraccezione. Scienziati di chiara fama e medici di profonda esperienza non riescono a scalfire l’arrogante corazza di preconcetti culturali che protegge tutti coloro che predicano invece di ragionare da cittadini e non da preti. Si può essere in disaccordo con la pratica dell’aborto, ma non si deve invocare solamente la parola del papa come voce determinante nella questione (esempio: “Dalla parte della vita è Dio che ama la vita e la dona con larghezza” e ancora “e che in essa vede l’impronta della propria immagine e somiglianza” citate da Elio Sgreccia, monsignore, presidente della Pontificia Accademia per la Vita; parole che significano poco anche per un credente).

Con il dovuto rispetto ci piacerebbe finalmente vedere un papa affacciarsi alla finestra dei sacri palazzi vaticani e dire francamente che né lui né la chiesa hanno alcuna competenza specifica in materia; che le sacre scritture non dicono molto e che tutto è – come si dice – il frutto della tradizione. Dunque tutto molto molto umano. E se proprio lo stesso papa volesse fare una buona azione potrebbe anche dire urbi et orbi che, per evitare l’aborto, basterebbe usare la pillola, il preservativo e ogni altro mezzo precauzionale. Ci vuole tanto?
Gerardo Monizza

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