26 novembre 2007

 

Faccia di tolla

C’è chi lo definisce esuberante, eccessivo, vivace e chi presuntuoso. È comunque un narcisista pericoloso più per gli altri che per sé. L’Uomo Silvio B. è il cittadino italiano più avventato in circolazione; una faccia di tolla tra le più sfavillanti della nazione.

Con aiutini vari (concessioni, norme sull’emittenza radiotelevisiva, finanziamenti pubblici, leggi ad personam, eccetera) prima fa l’imprenditore immobiliare (che suona elegante) ovvero l’immobiliarista (che suona più vero), poi il produttore cinematografico (vedi il caso Medusa Rai), poi inventa la Tv privata (tre canali fondati sul Lodo Mondadori). Non contento, nel 1994, scende in campo e non in quello del Milan (che possedeva già dal 1986). Compra la Standa (per avere qualche spicciolo, per far cassa quotidiana) poi la vende; va all’estero tanto per allargare qualche settore d’impresa. Monta e smonta tv. Compra case editrici. Un po’ litiga, un po’ ci è, un po’ ci fa.

Ma il risultato non cambia: fàa danée. E siccome tiene famiglia, anzi due, e parecchie case (essendo l’Uomo non immobile) si può comprendere l’affanno.

Sceso in campo non ci sta per una sola stagione, ma per quindici anni: quasi il tempo di un regime. Ma l’Uomo rifiuta la parola (regime?) e nega il concetto perché la libertà è il suo vessillo piantato sul palo del liberismo. Dopo aver navigato a vista nel mare della politica italiana ed entrando e uscendo dalla Casa delle Libertà (a suo gusto e piacere) servendosi di chi gli era utile al momento (a lucidar ottoni ed aprir porte) ora ha chiuso tutto.

Messo il cartello “Vendesi” ha scritto sotto (vero colpo d’ingegno da piazzista) “Infestata dai fantasmi”. A questo punto chi ci stava dentro credendo d’esistere (Fini e Casini) s’è quasi offeso ed ha cominciato a dire che lì dentro stava soffocando, che la passatoia non aveva una linea, che si sentiva una sola voce, che qui che

Poveri fantasmi. Se non si danno una mossa rischiano di essere fatti a pezzi da una ruspa. L’Uomo infatti non ci mette niente a demolire per ricostruire a suo piacimento. Con idee prefabbricate fa anche prima dimostrando di essere quell’Uomo concreto che piace alla gente.
Gerardo Monizza

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20 novembre 2007

 

Un fiore nell’angolo

Un barbone muore dal freddo e un pochino ti spiace. Non tanto e non più del necessario che è quell'appena percettibile nel profondo delle viscere che, se non sei di mestiere una kapò, ti prende alla sprovvista.
Perché t’accorgi che fai niente o poco per risolvere la questione e che, se ti capita, è più facile che t’incazzi vedendo un barbone avvicinarsi piuttosto che rivolgerli soltanto una parola, un saluto, un sorriso.
Non si tratta di fare il santo Curato d’Ars o neanche d’imitare quell’antipatica di quasi santa Madre Teresa di Calcutta; qui la questione è più semplice ed è personale e politica. Nulla sappiamo del perché e del percome alcuni uomini e donne girano senza casa e senza meta per la città, per anni e anni, senza che s’interrompa il loro vagare assurdo.
Qualche brava persona (anche giovani) si dà da fare per alleviare almeno un poco le loro pene, per sedare la fame, per dargli un abito, una coperta. Un letto è più difficile perché i barboni (e le – come si dice? – barbone?) non amano farsi condizionare, stringere, controllare.
Sono spiriti liberi, fuori (volontariamente alcuni e forzatamente altri) dal sistema sociale produttivo e assistenziale. Non sono migliaia ma bastano quei pochi a dare il segno di un disagio (il nostro personale) e di una sconfitta che è tutta politica.
Qualche volta muoiono e di solito in modo imbarazzante e non per malattia (che son coriacei) ma per fame e per freddo. Cose antiche, antistoriche e superate. Per fortuna che, nel luogo della morte di un barbone morto di freddo, qualche anima umana non dimentica di mettere un piccolo fiore giallo. Per non far finta di niente.
Gerardo Monizza

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19 novembre 2007

 

PUM (PIM PAM)

Che i partiti siano nel caos (leggi: merda) non è notizia d’oggi. Il PD (Partito Democratico) ha impiegato una quindicina d’anni a nascere e dunque non poteva che venire alla luce già vecchio. Dall’altra parte, nella cosiddetta CDL (Casa Delle Libertà) l’ecografia è piatta. I vecchi(etti) politici comunque non mollano. Con un po’ di viagra son riusciti ad arrivare (finalmente?) in fondo. Poteva star indietro il Grande escluso? Il persistente e insistente Ex Primo Ministro? Il sedicente Capo dell’Opposizione? Figuriamoci! Da grande stratega s’è inventato una nuova casetta per quei moderati italiani che mai sanno dove andare ad abitare. Son tutta “gente” molto “perbene” e che, forte delle Tv del Capo, orientata da decine di giornali, guidata da centinaia di professionisti della comunicazione (che saprebbero vendere l’anime al diavolo, anche a rate) e sostenuta da giornalisti perennemente a libro paga, sbraita dalla mattina alla sera contro questo e quello, senza mai impegnarsi nel reperimento delle idee. È in questo bel clima che il Capo dell’Opposizione s’inventa il nuovo partito, il PUM (Partito Unico dei Moderati), appunto (a quando il PIM e il PAM?). E tutto dall’alto. Almeno gli altri, quelli del PD, s’erano indugiati a farlo nascere da quelle parti naturali, giuste, basse. Le uniche ancora utili e sensibili ai richiami della politica.
Gerardo Monizza

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16 novembre 2007

 

Ticosa: Foglie di fico

Non c'e pace per la Ticosa. Demolita tra spargimenti di polveri sottili, dopo fuochi davvero artificiali e benedizioni vescovili (sulle quali varrebbe la pena d'indagare, spiritualmente s'intende) oggi è un cumulo di macerie a malapena protette da teloni volanti. Non si erano mai viste coperture tanto inconsistenti, incerte, imprendibili, inutili. Le mettono e scappano via alla prima Breva (o che sia il Tivan?) E poi chissà dove finiscono. Come foglia di fico sono coperchi impudichi che scoprono o lasciano intravedere ciò che qualche amministratore vorrebbe nascondere: ovvero l'inconsistenza dell'idea progettuale. Che succederà? Difficile dirlo anche se qualche ipotesi, sotto i teloni, si cela. Che il compratore multinazionale abbia voglia di defilarsi lasciando sul terreno un anticipo insufficiente a coprir qualsiasi altro intervento? Una cifra che, inoltre, non coprirebbe neanche la figuraccia planetaria che stanno facendo coloro che han dedicato più tempo al programma e alla cura della festa demolitoria (benedizioni comprese) che non ha trovare l'idea (giusta e condivisa) che dai ruderi della Ticosa si potesse far nascere un nuovo, vero, necessario pezzo della città di Como. Dopo trent’anni di ruderi quanto resteranno – alla vista di cittadini e turisti - i detriti?
Gerardo Monizza

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