11 settembre 2007

 

Come in uno specchio

Quando un aereo – poi un altro aereo – entra diritto in un palazzo come una lama nel burro, si capisce subito che non è pubblicità, uno spot, uno scherzo. Si capisce che non è un’immagine, che non si tratta di film o di televisione. Non è finzione. La vita, quella vera, quella che oggi si può vivere anche in diretta, può comparire d’un tratto evidentissima, totale, esplosiva nella sua spesso disumana drammaticità. Ma l’incredulità è la prima reazione.

Lo spettacolo (o la spattacolarizzazione) della violenza ha comunque riflessi immediati sull’animo di chiunque, anche dei più cinici. I distratti – quelli che sanno le cose sempre il giorno dopo – sono catturati dall’impatto potente che hanno le immagini sconquassanti. Tutti, osservando le riprese trasmesse e poi ripetute all’infinito dalle televisioni di tutto il mondo, le hanno ritenute – in un primo momento – incredibili. Paradossalmente più la visione diventava reale e meno sembrava possibile e nel breve tempo in cui la tragedia si compiva spontanea sorgeva una domanda: perché? e chi? Non subito (quella mattina dell’11 settembre a New York) e nemmeno dopo (quando le due Torri erano diventate solo macerie da spostare) una risposta “esatta” sarebbe stata possibile e questo disagio avrebbe alimentato un vero e proprio mito, ovviamente negativo e reazioni a catena e altro terrore, altre guerre. Ecco che, di fronte a tanta sconsiderata violenza, si cominciò – tuttavia – a pensare all’attimo in cui tutto era iniziato. Scorrendo all’indietro la successione martoriante delle sequenze di morte chiunque poteva ritrovare – forse - l’esatto momento del principio.

Immaginando la realtà come un film si poteva cogliere, con estrema precisione, il fotogramma della fine della tragedia con tutta la polvere, il fuoco, i cadaveri, tanto quanto il fotogramma di inizio: l’attimo in cui è ancora possibile che i fatti non accadano. In quel pezzo di pellicola immaginaria, una “bobina” di breve durata, si trovava riflessa – come in uno specchio - tutta la storia di un’intera umanità.
Gerardo Monizza


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