02 agosto 2007

 

Mai dimenticati


Mai dimenticati Bologna 2 agosto 1980. Como 2007
Carlo Mauri, Anna Bosio, Luca Mauri

Gerardo Monizza. Diario dei giorni tristi

Sabato 2 agosto 1980
Aria di ferie, ma pesante, umida, calda. Facciamo – mia moglie Nadia ed io - le solite cose del sabato: la spesa, pranzo con i miei genitori, chiacchiere con conoscenti alla passeggiata serale. Non usciamo di città per essere sicuri di arrivare a tempo per una cena da amici, la sera. Raggiungiamo a piedi la casa dei nostri ospiti, non è distante. Alla cena siamo noi due, altri sei forse otto in tutto, compresi i padroni di casa, non ricordo bene. Sono una coppia di argentini che poi perderò completamente di vista. Gli altri tutti amici conosciuti.
La terrazza della bella casa a metà della montagna si protende verso il lago. Panorama stupendo del sole appena calato che lascia un’aura arancione che finisce nel nero della prima sera. Ci divertiamo abbastanza. Nessuno sa niente della giornata che cambierà molte delle nostre vite. Nessuno capisce che i nostri sentimenti saranno frantumati dalle vicende dei giorni successivi.
La televisione è accesa nel tinello, ma parla da sola e qualcuno la guarda di traverso, senza capire niente.
Passiamo la serata tra chiacchiere e risate. Poi – come sempre – la stanchezza impone qualche attimo di silenzio: rumore di bicchieri, di postate contro i piatti. È allora che la realtà finalmente entra nella casa e che il suono delle voci lontane dei giornalisti e degli inviati finalmente si concretizza nelle stanze e che le immagini concitate si espandono fino ad essere guardate e finalmente comprese. Qualcosa attira la nostra attenzione ed è un nome di città ripetuto in continuazione “Bologna” e una parola di cui abbiamo paura che noi conosciamo benissimo “bomba” e un’altra parola ripetuta all’infinito “terrorismo” e ancora altre parole che non dimenticheremo mai: “sangue” e “vittime” e “morti”.

La giornata di sabato 2 agosto è finita. Nessuno ha più voglia di scherzare. Troppe vittime, troppo sangue, troppe bombe e un affanno che prende tutti, anche gli amici argentini che cercano di consolare, invano. Ma sappiamo che come altre volte tutto, prima o poi si dimenticherà: Milano, Brescia, l’Italicus, Ustica quante stragi, quanti morti, quanto dolore. Cosa è rimasta dopo se non l’indignazione. Anche questa volta sarebbe finita così. Nessuno lo diceva, ma tutti lo stavamo pensando.
Nessun coinvolgimento diretto, nessuna vittima tra i nostri amici o tra i parenti perché tutti siamo sempre pronti a giurare, a convincerci che quel fatto tremendo non ci coinvolge.
La cena è finita. La festa è finita. L’allegria è finita comunque.
Tutti si va a casa un po’ più tristi.

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