16 novembre 2007

 

Ticosa: Foglie di fico

Non c'e pace per la Ticosa. Demolita tra spargimenti di polveri sottili, dopo fuochi davvero artificiali e benedizioni vescovili (sulle quali varrebbe la pena d'indagare, spiritualmente s'intende) oggi è un cumulo di macerie a malapena protette da teloni volanti. Non si erano mai viste coperture tanto inconsistenti, incerte, imprendibili, inutili. Le mettono e scappano via alla prima Breva (o che sia il Tivan?) E poi chissà dove finiscono. Come foglia di fico sono coperchi impudichi che scoprono o lasciano intravedere ciò che qualche amministratore vorrebbe nascondere: ovvero l'inconsistenza dell'idea progettuale. Che succederà? Difficile dirlo anche se qualche ipotesi, sotto i teloni, si cela. Che il compratore multinazionale abbia voglia di defilarsi lasciando sul terreno un anticipo insufficiente a coprir qualsiasi altro intervento? Una cifra che, inoltre, non coprirebbe neanche la figuraccia planetaria che stanno facendo coloro che han dedicato più tempo al programma e alla cura della festa demolitoria (benedizioni comprese) che non ha trovare l'idea (giusta e condivisa) che dai ruderi della Ticosa si potesse far nascere un nuovo, vero, necessario pezzo della città di Como. Dopo trent’anni di ruderi quanto resteranno – alla vista di cittadini e turisti - i detriti?
Gerardo Monizza

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