02 maggio 2007

 

No Comment?

La linea di condotta.
L’Onorato Onorevole varcò lentamente la porta della celeste Città Murata. Trainata da mille cavalli vapore la luccicante carrozza scoperta consentiva al vento birichino di scompigliare i sottili fili di una capigliatura evanescente e mentre la carrozza passava per le strette vie della Città l’Onorato Onorevole rilasciava sorrisi autentici come i colpi delle Guardie del Cardinale a D’Artagnan.

Giunto che fu alla piazzetta delle Dorate Medaglie lasciò che la potenza del suo vistoso e visto veicolo s’acquietasse nello spazio cosiddetto delle fermate per scarico. Giacché quelli riservati all’handicap non s’addicevano né al suo stato né ai suoi rutilanti e bellicosi pensieri.

S’avviò dunque deciso e con passo cavalleresco verso il suo Fortilizio dal quale avrebbe, come sua consuetudine, dettato la linea. Il malevolo destino aveva difatti messo d’intralcio uno di quei casi che, se visti nell’insieme altro non son paragonabili che ad uno stormo di innocui moscerini; visti – invece – nel particolare divengon fastidiosi veramente. L’ultimo, nel mezzo di quel vorticare d’alettine ronzanti, era proprio quello d’una testa pazza che voleva far da sé mettendo in discussione la conveniente convenienza sino a quel giorno vissuta.

L’Onorato Onorevole sapeva d’aver dalla sua generali e colonnelli, ma era incerto delle truppe e n’aveva ben d’onde. Quasi tutti nondimeno in alleanza nazionale e concordia locale e ciò gli aveva da sempre consentito ogni qualsivoglia decisione nel merito delle cose. Così sarebbe stato anche questa volta; senza convocare Consigli e Consiglieri. Non era quello il tempo dei balletti democratici perditempo. Le elezioni erano vicine.

Sarebbe bastato un messaggio, anzi un messaggino; addirittura il semplice segno di una matita nera a cancellar d’un colpo la corpulenta mole del moscerino ribelle, dalla politica.
Così l’Onorato Onorevole decise e fu.

Estratta da taschino la matita nera e copiativa segnò una linea definitiva sul nome del moscerino condannato, togliendolo dalla realtà e dalle liste.

Non aveva l’Onorato Onorevole fatto i conti con la reale realtà delle cose. Anche in quel tempo di abulia e di invidia diffusa, che la Città Murata covava e proteggeva da secoli, si levarono rumorosi cori di commiserazione e di pianto. Chi era l’Onorato Onorevole per decidere se la politica, ma pur sempre la vita, d’un moscerino locale dovesse valere meno della logica di partito e dell’impegno verso la città?

Cittadini d’ogni posizione e colore, verdi, rossi, gialli e blu, si fecero attorno al malcapitato moscerino per fortuna non troppo ammaccato (ma solo perché aveva le ali grosse) consolandolo al meglio che potevano.

L’Onorato Onorevole fece in fretta due conti e s’accorse d’aver agito d’impulso, cioè male. Uscì dal Fortilizio per riprendere la carrozza argentata portandola verso luoghi meno ostili. Ripassando per le strade della città, agli alleati che gli chiedevano spiegazioni, buttando indietro la chioma, sussurrava no comment! Ma si vedeva che era in impaccio.
Nella fretta – inoltre – s’era dimenticato di dettare la linea e così, dal Fortilizio oramai senza testa, partirono colpi all’impazzata a destra e a destra. E qualcuno, ridendoincosciente, fece anche festa.
Gerardo Monizza


Comments:
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