16 maggio 2007

 

La Vispa Famiglia





[scherzetto TeoCon]

La vispa famiglia
aveva in piazzetta,
tra mille, sorpresa
gentil fanciulletta.
E tutta giuliva
spingendola viva
gridava distesa:
“Va in chiesa! Va in chiesa!”

Cacciata d’un botto
nel buio sacrale,
cadendo di sotto,
non vide le scale
che portano al fondo
d’un antro profondo,
con dentro Tre pazze
munite di mazze.

Fu messa all’ingresso
di un bel tribunale,
al centro un consesso
di certo ecclesiale.
Le Tre paion fatte,
ma non artefatte;
han occhi tremendi
e visi più orrendi.

Le lanciano sguardi
di certo non belli,
con pochi riguardi
le tirano ombrelli.
La giovine affranta
per poco non schianta:
“Lasciatemi in pace
son solo vivace!”.

“Tu sei peccatrice,
dai pessimo esempio,
non dirti felice
che faccio uno scempio”.
Chi parla è la Fede
Amor la precede;
Speranza era qua
più in là Carità.

Tre belle Virtù
chiamate al giudizio
portate quaggiù
si tolser lo sfizio;
intanto bisbiglia
l’allegra famiglia
convinta di gusto
di esser nel giusto.

E lei supplicando
afflitta gridò:
“Vivendo, allo sbando
che male vi fò?”
“Tu sì ci fai male
lasciando l’altare!”
“Vi prego, per Dio,
lasciatemi i Dico...”

Impara la rima
ragazza ribelle;
e Dio viene prima
di leggi non belle.
“L’amore vivace
io pratico in pace.”
“Non è questo il punto
ascolta qui il sunto:

i Dico son patti
incerti e confusi;
per poveri matti
(inclini agli abusi).
Non durano niente
inquietan la gente;
non son benedetti
perciò sono sospetti”.

La piazza rintrona
di slogan amari;
il palco raccoglie
parecchi somari:
“Son qui pervenuto,
per darvi un aiuto
e so con coscienza
che serve esperienza”.

Infatti il porcello
- è pronto a giurare -
con già due fanciulle
è andato all’altare;
son cose normali
per tanti mortali
che vuole vietare
agli altri di fare.

I bimbi sorridon,
le mamme festanti,
i padri col clacson
e tante gestanti;
insieme felici,
talun coi cilici,
famiglie a palate
e tante risate…

…riempiono l’aria,
ma son flatus vocis
di gente contraria
ai bigami e ai froci.
Per questo si prega
“Ma chissene frega
di quello che piace
a gente incapace”.

“Per ora coi Dico,
tra poco coi polli,

che poi non ti dico

vorranno i cavalli”.

La vispa famiglia,

allegra e coniglia,

gridava con forza

ai “Dico di no!”.

Per niente pentita,
la giovane in fretta,
tornò risanata
non più fanciulletta.

Convinta, sicura,

di colpo guarì

dischiuse le mani:

“Io Dico di sì!”.

Gerardo Monizza


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