14 maggio 2007

 

Family che?

Ipocrisie incrociate.
Quelli che fanno politica si dividono in due grandi categorie: chi non sa la storia e gli altri, che l’hanno fatta, ma non se la ricordano. Se, infatti, fossero più attenti alle cose del passato non si sarebbero lasciati sfuggire il parallelo tra il clima socio-cultural-politico-religioso di oggi e quello al tempo del divorzio. Primi anni Settanta.

Un abisso, tra allora ed oggi: per qualità del dibattito e per veemenza e volgarità della competizione. Fu allora che si trovò un'Italia spartita in due e non tra cattolici ed infedeli, ma tra civili e bigotti baciapile. Una legge giusta e moderna vinse sull’ipocrisia e la conservazione. Questa la storia al 1974.

Oltre trent’anni dopo la cronaca ci porta al qualunquismo delle parti e ad una presa di posizione di un settore ancora bacchettone della società che va in piazza a fingere di difendere la famiglia.
È ovviamente diritto di ciascuno scendere in strada per gridare, tutelare, accusare o manifestare per quel che gli pare eppure i conti non tornano.

Il Family Day è stato organizzato dai laici cattolici con la benevola assistenza (leggi: benedizione) delle gerarchie ecclesiastiche. Più che una manifestazione di piazza si è trattato di un evento mediatico che per oltre un mese (prima) e chissà per quanto ancora (dopo) ha occupato e occuperà spazio nell’informazione. Non perché si sono mossi i “laici”, ma perché la Cei - a cascata - si è impegnata con tutto il prestigio e lo sfarfallio delle sue tonache porpora e perché la chiesa cattolica (ma quale?) ha messo la famiglia al centro della piazza anche se il riverbero era la condanna dei DICO.

La provocazione tuttavia ha funzionato a metà.
Il popolo cattolico non è più così ingenuo da lasciare il timone in mano a vescovi e preti proprio su una questione tanto delicata com’è la famiglia, istituzione civile da sempre.
Molte sono le cose cambiate dal tempo del divorzio ed ogni buon praticante sa ben vedere coi propri occhi. Gli è sufficiente andare a messa la domenica e guardarsi intorno: ci sono divorziati, concubini, malmaritati, separati, omosex, lesbiche, coppie di fatto. Tutto popolo cosiddetto di Dio che si confessa (forse no), che si comunica (senza confessarsi), che usa gli anticoncezionali, che abortisce e che – soprattutto – si mischia all’altra gente e con normalità. Lo sanno gli altri, lo sa il prete, lo sanno tutti. Non è più un problema.
È una falla!

Nel chiuso mondo dogmatico e scarsamente amorevole delle chiesa ufficiale dei “preti politici” questo atteggiamento rilassato e sereno del popolo cattolico preoccupa molto più di una blanda legge che regoli e autorizzi le coppie moderne, d’occasione o di fatto.
Quel che conta è mantenere la finta normalità impastata alla solita ipocrisia. Davvero molto evangelico.

Persa la battaglia per cancellare il divorzio la chiesa avrebbe dovuto capire che pur nella “maledetta evoluzione dei costumi” la famiglia non è mai stata così solida. Ci sono cambiamenti in corso d’opera, anche dolorosi, talvolta devastanti, ma sono – per quanto le gerarchie e certi politici possano cianciare – una minoranza; del resto lo confermano i dati: 50mila divorzi all’anno contro 500matrimoni, ma aumentano decisamente quelli civili.

Gli affetti profondi, sinceri, duraturi la chiesa neppure li vede. Nota solo la trasgressione da quell’apparato dogmatico pazientemente costruito ascoltando più la “tradizione” che il Vangelo (dove Gesù spara a zero sulla famiglia).

Al Family Day ci sono andati in 500mila e che importa? Milioni sono rimasti a casa a vivere come sempre la loro vita normale di uomini e donne (e figli) magari credenti, magari dubbiosi, ma certamente convinti che Dio abbai altro da fare che occuparsi delle paure ecclesiastiche. Il mondo moderno, per fortuna, è capace di darsi regole anche senza ascoltare preti e porporati e – soprattutto – politici ipocriti (bigami e malmaritati!).

Gerardo Monizza


Comments:
spero tu abbia ragione gerardo
anche se continuo a credere che prima o poi la maggioranza silenziosa, dovrebbe smettere di esserlo

ciao
lucaf
 
Guarda le elezioni in Sicilia. C'è sparanza per questa italia se la maggioranza continua a credere alle favole?
g
 
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