01 maggio 2007

 

Carne da macello

L’ingenuità punita.
Bassa forza e grandi strategie oramai non vanno più d’accordo; anche il soldato semplice non accetta supinamente di ricevere ordini dall’alto e cerca di elaborare una propria tattica. Si capisce che i colonnelli non gradiscono; in quanto ai generali… son troppo lontani dalle avanguardie per potersene o volersene occupare. Che crepino! E poi, aggiungono: si potrà sempre dire che i soldati non hanno ubbidito.
In questo senso il caso “Andrea Bernasconi” è esemplare. Figlio d’arte di quel Felice che fu sindaco di Como di suo ha messo molto impegno nell’indirizzarsi sulla strada della politica locale: Presidente di circoscrizione (giovanissimo) e poi Consigliere comunale per cinque anni nelle file di An.

Andrea Bernasconi è uno di quei consiglieri comunali che non frenano; corre all’impazzata laddove una buona metà dei suoi colleghi innescano marce al ribasso. Favorito o sfavorito o caratterizzato da una mole possente (su cui volentieri autoironizza) sembra il gigante buono delle favole capace di arrampicarsi per niente su un pianta di fagiolo. È ingenuo, ma sembra sincero; sta a destra, ma non sembra né fascista né razzista; professa un’ideologia conservatrice avanzata (o avanzata retrograda?) come tutti quelli che credono nei fantasmi del passato.

In quanto ne ha l’età conosce i giovani che apprezzano il suo impegno politico e la sua dedizione alle vaghe cause. È uno di loro che una ne pensa e mille ne fa, ma che importa?
Il successo non gli manca.
Ha, come si dice, del suo e ciò lo pone tra quelli che si buttano in politica senza salvagente; ha sensibilità umana (basta vederlo seguire per strada affettuosamente il padre malato); ha fiuto. Non è tuttavia un “politico” e perciò, assieme ad un paio d’amici, s’era messo in testa di scardinare il cosiddetto potere locale dei colonnelli. Che idea. Cercavano, i tre ribelli, una via nuova per arrivare alla destra democratica e sociale la quale, fino a prova contraria, era e rimane una contraddizione in termini.
Difatti, i colonnelli, strateghi sopraffini son stati “velocissimi” e con una bella croce sul nome è sparito dalla lista l’Andrea Bernasconi aspirante candidato. Una cosa normale in quasi tutti i partiti che non sono – come si sa – triangoli equilateri, ma isosceli. Dove il vertice è molto molto stretto e, come insegna la geometria politica, sta molto molto molto lontano dalla base. Anche dai presunti candidati. Agli elettori non resta che l’ardua sentenza.

Ps. Non conosco Andrea Bernasconi; ignoro le ragioni personali o politiche della cancellazione dalla lista; la manovra non sembra essere stata granché limpida e può anche essere che il giovanotto sia stato troppo avventato anticipando in proprio una personale campagna elettorale. Non l’ha tuttavia fatto di nascosto. Era già in piazza anche domenica (vedi foto scattata in piazza Duomo sabato 21 aprile 2007). Dov’erano i colonnelli? Perché hanno impiegato tanto? Non devono certo rendere conto a me che non li voto, ma la figuraccia rimane. Per questo spero che il malcapitato abbia modo di riflettere su quello che pensa dei suoi compagni (pardon: amici? colleghi? partner?...) e metta la sua foga in qualche altra migliore compagnia.
Gerardo Monizza


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