03 aprile 2007

 

La strada cattiva

Sicurezza nel sociale.
Ci sono riusciti. Con un semplice spostamento di risorse la Cdl milanese, che governa la metropoli da una ventina d’anni, ha arricchito la voce Sicurezza indebolendo quella Servizi sociali. Bene. È un bel passo avanti che fa contenta la Lega cosiddetta lombarda e finalmente metterà a regime (in regola?) la situazione. Sarà contento il capo, Umberto Bossi, che pur avendo sfiorato l’uso perenne della carrozzella ha insistito nel lanciare campagne a favore di sostanziosi investimenti in Sicurezza e non – come ci si poteva aspettare – nell’assistenza ai più deboli.
Che Pubbliche amministrazioni sono queste che antepongono a tutto l’elaborazione di sistemi di controllo dei luoghi, delle persone, della collettività alla realizzazione di scuole decenti, case di accoglienza per anziani, centri di inserimento per soggetti deboli e persone in difficoltà?

Certo. Una ventina di telecamere sparpagliate in città – e qui siamo piombati a Como – costano molto meno di una dozzina di “Case albergo per anziani” (magari una per quartiere), ma non si può ugualmente accettare che la politica locale si spinga proditoriamente verso l’inutile (fingendo di risolvere problemi non così significanti come la Sicurezza) ignorando i veri aspetti della realtà sociale.

Come documenta l’opuscolo diffuso dal Municipio di Como si nota che su un totale di 55milioni di euro (50 di spese e 5 di investimenti delle Politiche sociali) la voce “Città, Sicurezza” incide per il 10percento. Non poco. Anche perché, la stessa voce, si arricchisce di un altro 10percento dentro il bilancio del settore Cultura, Turismo, Commercio. Stessa percentuale in Viabilità, Ambiente, Territorio raccattando nell’insieme 35milioni di euro. È ovvio che le cifre, nei bilanci, si muovono di voce in voce adattandosi ai bisogni di pareggio; comprendono ovviamente anche il personale (per esempio la Polizia locale e altri addetti), ma resta una cifra sostanziosa. Soprattutto un’idea di marketing politico che sfrutta l’ansia diffusa in tutti gli strati sociali. Non è difficile sentire giovani e meno giovani lamentarsi dei tempi che corrono e rivangare il bel tempo che fu.

Sono sciocchezze basate sull’incultura della situazione reale e sulla mancanza di confronto dei dati della criminalità (triplicata la popolazione – regolare e non – non si è avuta la moltiplicazione dei crimini, per fortuna).
Lanciare messaggi (e progetti) che auspicano una sicurezza totale consente di passare in seconda fila persino le realizzazioni avvenute nel campo delle Politiche sociali. Un’assurdità culturale e politica che tuttavia sembra essere l’idea ricorrente in tutti i programmi dei partiti. Anche di quelli di centro sinistra.

È il risultato della noia che attanaglia gli elettori stufi di sentirsi ripetere il fatto, il promesso e quello in corso d’opera. Insomma il normale. Hanno bisogno – i cittadini elettori - di cose forti, di argomenti esplosivi, di venir massacrati da concetti pericolosi e stupidi come quello che la sicurezza sia un passo nel cammino della civiltà. E se – invece – incominciassimo a sentir parlare di calma, di serenità e di distensione? Chissà. Forse non saremmo più un popolo di esagitati superficiali e ci avvicineremmo – magari – ai tempi della vera democrazia partecipata. Un sogno.
Gerardo Monizza


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