19 marzo 2007

 

Una città incredibile

Una Immagine e molte Parole.
Il Sindaco di Como Stefano Bruni non ha detto la verità. Lui lo sa, noi lo sappiamo. La gente lo sa? La gente lo vuole sapere? La “gente” e non il popolo o i cittadini che – invece – sono un’altra categoria un filino più superiore.

Gente in quanto indistinta massa di coloro che si muovono secondo le circostanze, spesso a caso e di solito per convenienza. Opportunisti.
La bugia è stata pubblicamente detta in occasione della mostra di fotografie di Carlo Pozzoni (al Broletto di Como) al momento di digerire il fatto (ineliminabile, indiscutibile, incredibile – per Lui) di ri-vedere per la millesima volta (questa volta come se fosse dal vero e non su un vago blog) la foto di quattro uomini alla finestra. Uomini che, ad opportuna indagine, si sono rivelati essere il Sindaco della Città di Como (pro tempore) e ben tre Assessori in carica. Insomma: una parte dell’Olimpo comasco.

Ri-vedere, ma non ri-pensare.
Tuttavia, aver sentito mentire il Sindaco non è stato scioccante; è pesato – invece – il silenzio di tutti. La storiella della signora che chiama dal basso della strada e che il vetro impedisce di salutare dall’alto è talmente berlusconiana – come scemenza inopportuna e stile - da far parte del barzellettiere politico del momento, ma il silenzio di tutti (di noi tutti) è stato davvero imbarazzante.

Che dire?
Urlare buuuu….buuuu… come ragazzetti alle prime armi della civiltà politica? Pretendere scuse ufficiali almeno al povero Rumesh presente in sala? Difficile. C’era aria di festa e si era in casa d’altri, invitati, festosi e festanti.

È stato da furbi usare il momento lieve per dire una cosa finta che passerà alla storia come vera e proprio nell’attimo in cui contraddire sarebbe stato molto, ma molto maleducato. Soprattutto per Rumesh ed i suoi genitori che – speriamo – abbiano colto solo il lato comico della faccenda. Infatti il Sindaco della Città di Como rideva.
Sapeva infatti che più di un’immagine valgono le (sue) parole ribadite perfettamente il giorno dopo dai giornali e – dunque – in tal modo fissate nella Storia e distribuite al popolo, anzi: alla gente.
Gerardo Monizza


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