05 marzo 2007

 

Politica indipendente?

Una strada tutta in salita
Molti politici (anche comaschi) hanno scelto la strada del neoconservatorismo e in questa nobile battaglia di reazione si vedono truppe sparse, ma ben attrezzate, intervenire ad ogni ora del giorno e della notte su tutto quanto fa spettacolo politico. Dai giornali alla radio alla televisione è un susseguirsi di richiami ai valori, alla fede, alla tradizione, all’identità. Cristiani, ovviamente.

Non c’è nulla di male richamarsi a dei principi, avere una convinzione, riferirsi a consuetudini e pretendere d’avere una specificità culturale se non fosse che l’insincerità di tale approccio alla soluzione dei problemi attuali del Paese (e della città) risulta davvero fastidiosa. Ingombrante e pretestuosa.
Si sa per certo che son parole di circostanza dettate dalla consapevolezza che in Italia non c’è voto (quasi neanche a sinistra) che non sia in qualche modo benedetto dall’aria santa che circola da un paio di millenni. Si pensava – tuttavia – che si fosse raggiunta la posizione almeno liberale che separava la fede dalla pratica politica. Non è così.

Purtroppo, più si scende dal livello statale a quello locale la genuflessione si fa più profonda. Ne abbiamo avuto prova nell’ultimo quinquennio con lo stretto rapporto tra il Sindaco di Como e il Vescovo Maggiolini; un rapporto intrecciato e inestricabile che ha impedito di capire fino in fondo chi stesse prendendo le decisioni per la città. Non che il Vescovo Maggiolini decidesse per nomine di presidenti o di Paratie o di Ticosa, ma l’approccio culturale del Sindaco e di qualche parte della Pubblica amministrazione era chiaramente troppo in linea con le opinioni, gli scritti, gli interventi, i detti e i motti del vescovo di allora.
Non deve stupire se un governo nazionale traballa sulla politica estera (nel caso specifico l’Afghanistan) sebbene, per la verità, l’incertezza riguardava gli equilibri in materia di concezione laica o parareligiosa dello Stato e delle leggi che lo regolano (vedi Di.Co, Cossiga, Andreotti e simili).

C’è paura del presente e angoscia verso il futuro e molti credono che il solo modo di percorrere la strada del bene comune sia quello di tornare indietro. Per farlo, senza farsi dare dei codardi, si appellano ad antiche mappe rassicuranti, a sicure guide, a pensieri antichi. Mettono dunque di mezzo i sacri testi, i preti e i vescovi, le fedi e le tradizioni.
Che poi ci credano veramente è cosa da poco; l’importante è fare in modo che tutto resti avvolto in un alone d’impossibilità. Ciò dimostra anche quanto sia difficile coniugare fede e ragione e quanto sia impossibile far convivere la religione con la politica. Troveranno l’indipendenza?
Gerardo Monizza


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