17 marzo 2007

 

Le due verità

Senza parole. Una mostra di immagini può anche trasformarsi in una prova d’onestà intellettuale e di verifica della sensibilità dei soggetti: sia quelli rappresentati in effige sia quelli che osservano e giudicano. “Politici2 La vendetta” [Broletto di Como fino all’11 aprile 2007] s’intitola la rassegna di fotografie che Carlo Pozzoni dedica agli Amministratori locali della Cosa pubblica. Sono colti in attimi di varia umanità (si fa per dire) e quasi sempre con l’intento cattivello di metterne in risalto le contraddizioni, i tic, gli errori di comportamento. I politici agiscono pubblicamente ed è naturale compito del fotografo di cronaca cogliere gli aspetti più estremi.

La mostra è una rassegna tuttavia non troppo cattiva anche per l’abitudine oramai diffusa di comportarsi come pare (da parte dei politici) e di accettare qualsiasi immagine (anche la peggiore) da parte dei cittadini osservatori.

Un paio di foto meritano, come si dice, il viaggio: quella del senatore Dell’Utri fissato sotto lo sguardo protettivo di un santo vescovo (dipinto sulla parete) mentre si rivolge al pubblico – il senatore - ben protetto da un paio d’inquietanti occhiali scuri. Da mafioso...
Ci sono poi due presenze costanti nell’archivio fotografico e sono Gianluca Rinaldin e Sergio Gaddi troppo bravi, abili, gigioni e persino candidi da non sfigurare affatto (neanche quando – per il fotografo – si baciano per mettere fine alle loro scaramucce).
L’altra immagine “forte” è quella arcinota e che gira per siti e blog dal 3 aprile 2006 giorno della manifestazione comasca pro Rumesh e contro l’amministrazione e il corpo di Polizia locale. I fatti sono noti.

La foto di Pozzoni fissa per l’eterno quattro uomini alla finestra (si sa che è quella del Municipio di Como). In primo piano a destra il Sindaco di Como, Stefano Bruni, sorride (?) beffardo (sinonimi: burlone, canzonatore, derisore, cinico...) rivolgendo lo sguardo in direzione esterna. Sulla sinistra il Presidente del Consiglio comunale, Mario Pastore, guarda il Sindaco con adorazione. Par dire: amore.
In mezzo, più basso, l’Assessore Umberto D’Alessandro sembra domandarsi perché deve buttar via il suo tempo (con tutto quel che avrebbe da sistemare tipo Bus e altre faccenduole). Dietro sta l’Assessore (ai Lavori pubblici) Fulvio Caradonna vorrebbe dire “Ma che ca...” e certo non è un bel pensiero. Questa la scena.
Sotto, fuori campo, stanno un migliaio di vocianti manifestanti abbastanza incazzati ma non proprio violenti. Urlano contro la Giunta (così ben rappresentata dietro il vetro) e ne chiedono le dimissioni. Quattro giorni prima un ragazzo è stato ferito gravissimamente e si teme per la sua vita.

Ovviamente, la foto, a chi non conosce luogo, data, motivo e fatti non dice nulla: quattro persone alla finestra. La vera storia si può solo raccontare con le parole (e mille testimoni!!!). Perciò, al Sindaco di Como Stefano Bruni, è stato possibile reinventarla, reinterpretarla, riraccontarla a modo suo più volte.
Anche alla presentazione della Mostra al Broletto, avendo la foto a fianco (e dio sa quanto avrebbe voluto farla ingoiare all’autore) e il protagonista involontario davanti ha raccontato la “sua verità”. Con Rumesh in prima fila (accompagnato da genitori e amici) il Sindaco di Como Stefano Bruni ha dichiarato che quella foto non è vera. Proprio così.

Non è quello che noi vediamo e pensiamo e sappiamo, ma è un momento di una lunga e difficile giornata culminato con il corteo (al quale ha chiesto di partecipare, non voluto) fermo sotto la finestra del Municipio. L’espressione di sorriso (sorriso?) è determinata dalla provocazione di una bella (provocante?) signora tra la folla che urlava innalzando un cartello. Il sorriso è perciò da intendersi come un saluto (saluto?) in risposta alla signora. Niente di più.

La storiella, raccontata dal Sindaco di Como Stefano Bruni - di fronte a un centinaio di persone per bene - non ha lasciato nessuno di stucco. Infatti: erano tutti preparati a qualche giustificazione sebbene quella presentata sia così puerile e falsa da non poter neanche essere commentata. Son rimasti tutti senza parole.
Persino Gaddi e Rinaldin (che nella storia non c’entrano niente e ascoltavano come sospesi) avevano una faccia da fantasmi. Davvero da fotografare.
Gerardo Monizza


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