23 marzo 2007

 

Identità e Radici

Zappette per scavare.
Nel sempre più ampio giardino europeo anche le radici hanno la loro targhetta. Non solo gli alberi, dunque, saranno riconoscibili e riconosciuti (secondo quel principio di autonomia delle nazioni che rende l’Europa la meno unita delle Unioni), ma anche quel che affonda sotto terra e che, di solito, non appare o non viene nominato troverà una “identità”.

Dare un nome alle radici, secondo alcuni, è tanto importante quanto “nominare” piante, rami, boccioli, foglie e fiori e frutti. Essendo tuttavia le ramificazioni incontrollabili s’è pensato di scavare nell’arido terreno (sinora concimato con troppa economia, prodotto lordo e superficialità culturale) andando in profondità.

Lì sta l’origine. Ciò è vero e non solo botanicamente parlando; anche europeamente ragionando può essere un dato interessante. Ma è utile?
L’insistenza con la quale papa Giovanni Paoli II, poi i vescovi, poi qualche capo di Stato, ora la Merkel (protestante), ancora i vescovi e – da sempre – i partiti d’ispirazione (demo)cristiana cercano le “radici” è davvero encomiabile.

Radici cristiane, ovviamente, poi allargate a quelle “giudaico-cristiane” accortisi dello svarione storico e tanto per non rischiare di ficcarci anche altri (tipo l’Islam in Spagna e nei Balcani…). Messo nero su bianco nella Costituzione europea l’accenno alle radici “giudaico-cristiane” resterebbe fissato nei secoli e con le conseguenze che non è difficile immaginare.

Certo, l’Europa non si basa solo su carbone e moneta unica, ma - forse anche - sul concetto di libertà, eguaglianza, fratellanza, tolleranza, democrazia, giustizia insomma quel cosiddetti valori laici che – anche se oggi compresi dalle chiese cristiane – non hanno sempre fatto parte della loro storia. Il dominio delle Chiese europee sui popoli e stato spesso devastante (quante guerre in nome di un Dio?), frenante verso un omogeneo sviluppo sociale e culturale, distraente da una politica progressista ed efficace, turbativo di un ordine naturale delle cose che tanto faticosamente le diverse nazioni hanno condotto nei secoli. I duemila anni recenti della storia d’Europa stanno lì a provarlo. La fede, la grazia, la Verità, Dio, Gesù e la Madonna non c’entrano niente.

I cristiani sinceri e onesti di oggi (per fortuna numerosi) lo sanno bene ed hanno lasciato perdere la ricerca esasperata delle radici cercando di portare la loro esperienza, la loro sensibilità, la loro visione della società e della politica dentro il terreno dell’Unione per forza. Non servono frasette di circostanza, dettati costrittivi, richiami all’ordine antico; per coltivare bene un giardino moderno, così vasto e complesso, bastano e avanzano la Memoria e la Storia. Non le zappette devote del C.S.I.
Gerardo Monizza


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