03 marzo 2007

 

Ferrovie ruggini

Politica dei Trasporti
Arriveranno nuovi convogli. Promessi da tempo ora sono stati – come si dice – presentati alla stampa cosi che se ne parli in anticipo e la gente incominci a credere di vederli sferragliare sulla tratta Como Milano. Ma per non avere visioni ci vorrà almeno fino a dicembre se il fornitore non ritarderà ancora, dicono i vertici dell’azienda. Azienda che è quella delle Ferrovie Nord e che da oltre cento anni s’è assunta il compito di trasportare le persone dalle periferie verso la metropoli (e viceversa).

FNM. Il movimento nel Dna” recita allegramente uno slogan cui nessuno fa più caso tant’è irreale. Certo: far viaggiare 52 milioni di cittadini ogni anno su 300 chilometri di rete e attraverso 120 stazioni non è impresa facile. Tuttavia sembra che l’Azienda non riesca a trovare il ritmo giusto per far procedere i convogli al passo coi tempi.

Brava certo nell’inventar slogan e sigle come il TAF ovvero Treno ad Alta Frequentazione. Un pistolone lungo cento metri che potrebbe portare un intero paese, ma che si riempie solo un paio di volte ogni giorno. Che ci sia dello spreco? Per non farlo viaggiare troppo vuoto l’Azienda si è inventata la razionalizzazione dell’orario portando a tre (massimo) il numero delle corse ogni ora. Riducendo il numero rispetto al passato e – pure – aumentando il tempo necessario per raggiungere Milano da Como.

Quanto a comodità, il TAF è un Treno ad Alto Fastidio: ai minimi centimetri la distanza tra i sedili, dove è impossibile mettere decentemente i piedi; con un poggiatesta tipo cuneo che si ficca esattamente nel mezzo (del collo per i più alti). Mai allungarsi, men che meno dormire, curvo in alto al punto da obbligare a posizioni innaturali.
Ora il TAF si trasforma in TSR: Treno a Servizio Regionale. Molto più generico e meno impegnativo. Speriamo nel nuovo design.

Purtroppo l’Azienda non ha dimostrato in tutti questi anni (oltre cento, appunto) di saper comprendere velocemente le trasformazioni in atto nel sociale, nel lavoro, nei collegamenti e – persino – nei trasporti pubblici. Le 120 stazioni sono quasi tutte un disastro architettonico: vecchie, poco funzionali e, solitamente, senza adeguato parcheggio. Basti ricordare Como Lago, Borghi, Camerlata fino all’indegna zona per auto di Grandate (che pure non mancava di spazi adeguati).

Ci voleva tanto a riprogettare stazioni moderne con parcheggio auto, fermata del Bus e quel poco di accoglienza necessaria che aiuta anche a garantire la sicurezza dei passeggeri? Le poche nuove stazioni (in provincia di Milano) sono solo nuove architetture, ma disperanti spazi collettivi. Un incubo.
Ci son voluti anni (circa sessanta!) per cambiare l’estetica delle siepi tra Como Lago e Borghi e non si è ancora dato il via al progetto di una stazioncina presso il triste e inutile Autosilo della Valmulini. Non erano grandi opere, necessarie d’interventi finanziari faraonici, ma si tratta di piccoli interventi atti a migliorare il servizio.

E le vecchie carrozze ancora in funzione? E gli scaldini ancora a arrostenti? E quel velluto rosso delle prime classi declassate (contiamo microbi e batteri)? E i vetri perennemente spalmati? E le croste sui pavimenti? Per non dire dei finestrini bloccati; delle tendine puzzolenti; delle porte scorrevoli che non scorrono; del costo del biglietto che non è poco e dei treni che, dalle 21 in poi sono scomparsi. Tornare da Milano a quell’ora si può solo con l’auto. Bella politica dei trasporti.

Diamoci una mossa Azienda FNM e cerchiamo di arrivare in orario almeno una volta con la Storia.
Gerardo Monizza


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