15 marzo 2007

 

Essere o non esserci

Un vero problema.
Essere o non esserci; questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua pubblica opinione, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire: dormire; non apparire; nulla di più; e con una parola dirsi che poniamo fine al fastidio e alle infinite miserie, naturale retaggio della nostra Alta posizione, è soluzione da accogliere a mani giunte?

Morire, dormire, sparire forse: ma qui è l'ostacolo. Quali immagini possano figurarci degnamente in quel mentre di vita quando siamo già sdipanati dal groviglio delle quotidiane vicende: è la vanità che di tanto prolunga la vita ai nostri politici piaceri? Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti delle vane Gazzette, le angherie del popolo, il disprezzo dell'uomo pensatore, le angosce del respinto affare, gli indugi della legge, l'oltracotanza dei piccoli e i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita?

Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una agiata esistenza, se non fosse per il timore di qualche cosa d’incerto, dopo la sudata elezione, come la dimenticanza o l’oblio: terre davvero inesplorate donde mai non andò volentieri alcun Principe di questa lacustre città?
A sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri pochi mali accettiamo di farci catturare in viso in vita piuttosto che affrontare lo sgarbo di correre il tempo futuro nella dimenticanza di tutti.
Così ci fa arditi la vanità; così l'incarnato naturale dei nostri lieti e soddisfatti volti si colora al cospetto della scatola magica e oscura, dell’obbiettivo invadente, dello spirito caustico, dell’occhio scrutatore e apposta cattivo.

Sì, davvero, e lasciar che si fissi l’immagine perché la potenza della nostra azione trasformerà l’apparenza in sembianza ruffiana, assai prima che la forza della verità possa farsi avanti scompigliando il poco o niente fatto. Questo era un paradosso, una volta, ma ora i tempi han dimostrato quanto non sia più necessario né vero.
Nella ventosa Galleria degli Illustri è dunque meno utile e opportuno, ai nobili Prìncipi, non esserci che onestamente essere; tanto vera è l’immagine illusoria piuttosto che la determinata e attendibile azione.
Avete anche sentito dei nostri trucchi, fin troppo. Dio ha noi dato una faccia e voi ne vedete un'altra. Ancheggiamo, ondeggiamo, fumiamo e sfumiamo e scilinguiamo ed alle creature di Dio cerchiamo di far passare per candore la nostra impudicizia.

Apparire dunque è necessario perché le imprese di grande importanza e rilievo non siano distratte dal loro naturale corso; si elevano Torri imponenti, Città nuove, Barriere artificiali per le dannatissime onde; si fanno le Notti bianche e i Giorni neri che, nell'azione costante della consumata memoria, perdono anche il loro conosciuto e amato nome. Basta ora!

La nostra bella Immagine in mostra appare! La Musa consolatoria e dolcissima, Sorella della Storia, farà infine giustizia. Col lento trascorrere del Tempo ogni cosa sarà sistemata.
Gerardo Monizza
[da Am Leto, finale]

Per la mostra
Politici2. La Vendetta
Di Carlo Pozzoni. Reporter
Broletto di Como. Venerdì 16 marzo ore 18


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