11 marzo 2007

 

Dipendenti dipendenti

Contro gli Incivili.
Di solito, il dipendente reagisce dicendo: “Sto facendo il mio lavoro”. Lo dicono i poliziotti costretti ad indagare; i vigili a dar le multe; gli impiegati a calmare le file in attesa. Lo dicono spesso anche i dipendenti comunali costretti a far quello che l’amministrazione in carica chiede. “Sto facendo il mio lavoro” non è tuttavia una risposta generica, ma politica e significa “qualsiasi cosa lei pensi di me e di quello che sto facendo sappia che il mio compito prevede questo. Il mio comportamento, le mie azioni e persino le mie reazioni fanno parte del mio lavoro”.
Distanza, dunque, tra incarico e opinioni personali; separazioni che non sempre provocano pesanti conflitti di coscienza, ma che – spesso – consentono al dipendente di sopravvivere.

Per questi motivi (e per consuetudine) è perciò difficile che i “dipendenti” prendano una posizione “ideologica” nei confronti (o a favore) del loro datore di lavoro (anche se pro tempore). Mai s’è visto un gruppo di poliziotti (nell’ambito della loro funzione) criticare, giudicare o sostenere con appropriati o casuali commenti ufficiali la direttiva di un qualsiasi Ministro dell’Interno. Mai s’era visto un sostegno diretto o indiretto, da parte dei dipendenti di un’azienda, alla politica della proprietà (neanche quando sarebbe stato utile per il futuro della produzione).
Ecco che a Como si apre uno scenario nuovo: i dipendenti comunali hanno preso una posizione.

Su cosa?
Non sull’operato del Sindaco o della Giunta; non su un Dirigente o sul Presidente di una Partecipata; non sulla linea organizzativa o su un progetto, ma sugli Incivili.

A seguito della “scoperta” tardiva di vandalismi compiuti da oltre un anno e mai puliti sono comparsi per la città alcuni grandi manifesti che richiamano l’attenzione sul problema del degrado. Il fondo è nero e vi appaiono otto immagini di denuncia e una di speranza. Si denuncia il graffitaro con bomboletta, i portaceneri gettati a terra, i bulbi strappati dalle aiuole, i rifiuti abbandonati, i cartelli strappati, le panchine pestate e – poteva mancare – la cacca abbandonata per strada. Molto realistico e poco retorico il manifesto porta ad una “morale” illustrata dall’ultima immagine dove giovane mano educata usa il porta rifiuti.
La denuncia è anche scritta: “Ogni anno a Como vengono spesi più di 100milaeuro dei soldi di tutti per colpa degli incivili” e chiude con “Basta poco per vincere l’indifferenza e avere una città più bella” Firmato: I Dipendenti del Comune di Como.

Bene. Benissimo. Ma chi sono questi “Dipendenti”? Tutti? Una parte? E come mai si alzano a gridare proprio ora che salta fuori dal cappello la faccenda dei Vandali (e delle telecamere?). Perché non si sono sentiti a proposito dei Bus? O del caso Rumesh, o delle presidenze regalate qua e là? O del progetto Ticosa o delle Paratie...? Mille occasioni per sostenere o abbattere, ma tanti silenzi. Esistono davvero questi “Dipendenti” dipendenti “del Comune di Como”?
Non sarà, ma è solo un orrido sospetto, un’aggregazione dell’ultima ora o qualcosa di elettorale?
Gerardo Monizza


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