19 marzo 2007

 

Cellulari che passione

Ci voleva una legge?
Per l’utente deficiente non bastava la buona (?) educazione ci voleva una legge, come si dice “ad hoc”. La necessità è sempre quella: sopperire con le norme alla mancanza di buon senso.

Quando mancava anche il buon gusto, molti e molti anni fa…, un’apposita legge puniva lo “sputatore” che, invece di usare le apposite “sputacchiere”, strategicamente lasciate nell’angolo, sputava per terra. Un’altra norma contro i maleducati – per esempio - prima ammoniva (con appositi cartelli come quelli - oggi - del divieto di fumo) poi puniva chi? Il bestemmiatore. Non era con l’inferno (più appropriato), ma con multe e, nei casi indiavolati, con detenzione.

Paese pieno di norme il nostro; normatizza tutto senza normalizzare niente. Ci voleva dunque una legge anche per i telefoni a scuola. Mancava.

In una via del centro ho visto una coppia di adolescenti strusciarsi, dentro la strombatura di un portone, teneramente. Lei era appoggiata al muro, lui era schiacciato su di lei. Si baciavano. Il braccio sinistro di lui stringeva la ragazza alla vita; il destro era proteso verso la strada e con le dita scriveva (bravissimo!) sulla tastiera del telefono. Una distrazione? No, un’abitudine. Quasi una necessità.

Al supermercato, in banca, in fila tutti e tutte parlano, gridano, urlano al telefono. Ai convegni (serissimi) si tollera che il vicino – manager professore politico… - detti ordini alla segretaria, all’assistente, alla moglie. Le donne al telefonino sussurrano ai figli, piagnucolano con la badante (che sbada), impongono al marito (che non ha fatto qualcosa), decidono il menu della sera, litigano con la madre…

I figli parlano poco (solo perché costa!), ma digitano molto sempre e ovunque: a casa, al cinema, per strada, a scuola.
Lo fanno anche i professori.

Dov’è il problema?
Forse sta a monte; forse sta a valle e di sicuro non è nella sfera della buona educazione (perché urlare i fatti propri in strada?); né in quella della logica. È uno strano comportamento – si presume liberatorio – che cerca e giustifica il contatto con tutti. L’illusione di essere ricercato e la speranza di essere utile.
Va dunque bene la legge, ma tanto non l’applicherà nessuno perché la buona educazione non sta insieme senza un po’ di buonsenso.

In Italia: sessantacinque milioni di abitanti, ci sono sessantacinque milioni di telefonini. C’è qualcuno senza (ma che usa quello d’altri) e chi incredibilmente ne ha tre. Che cosa potrà mai regolamentare una legge? A cosa potrà mai servire? In fondo – tolti cartelli e sputacchiere - sputiamo ancora per terra.
Gerardo Monizza


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