02 marzo 2007

 

Candido Candidato

Da dove viene Dove va
Il Candidato è un eroe o un furbo? Insegue l’ideale del bene comune o il sogno del proprio interesse? Ha una storia (esperienza, saggezza, capacità), un presente (onestà, lealtà, competenza) e un futuro? Il suo passato è “candido”, il suo presente è pulito e il suo domani rimarrà immacolato?

Il Candidato non deve essere l’Uomo della Provvidenza (come disse il cardinal Gasparri di Mussolini il Conciliatore) o l’Unto del Signore (come sostiene Berlusconi di se stesso) ma l’Eletto dal e del popolo. Solo così il Candidato interpreterà correttamente il ruolo che si è scelto (in quanto nessuno l’ha davvero obbligato) e il compito che il suffragio popolare gli ha confermato.

Il Candidato è un po’ candido (ma non scimunito), genuino e bianco come la veste che indossavano coloro che intendevano farsi eleggere in Roma (da lì il nome). Colore bianco, simbolo forte che anche in grisaglia, doppiopetto, maglione, cachemirino o jeans resta intatto. Innocente ma non vergine (un po’ di vissuto ci vuole), semplice ma non banale (irrita la sciocchezza fatta cultura), puro ma non astratto (perché la concretezza è importante), luminoso e non vanesio o brillante (solo in televisione). Ecco dunque il Candidato ideale: sapiente, informato, comunicativo mai arrogante o supponente. Fermo nelle idee ma non scioccamente bloccato nei princìpi o nelle convinzioni personali. Aperto al dialogo, capace di coinvolgere nei progetti, in grado di ascoltare, interessato alle diverse opinioni, abile nel mediare. Il Candidato locale – inoltre – deve sentire ogni giorno gli umori dei cittadini, farne crescere le aspettative, dimostrarsi capace di collegare la periferia con il centro e dimostrare direttamente ai propri elettori di essersi guadagnato il posto (e le responsabilità). Insomma: non un figlio di puttana.
Gerardo Monizza

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