27 febbraio 2007

 

Vero Falso

Dei Diari e delle Palle
La storiografia da bancarella si eccita volentieri al primo segno di un ritrovamento; è comprensibile. Dopo una vita spesa in ricerche e noiosi studi anche lo storico ha il sacrosanto diritto di fare una scoperta sensazionale, di quelle che spostano il timone della storia. Anzi: della Storia. Così vale anche per la figura e il mito di Mussolini per il quale – poveretto - non c’è tregua, né scampo in quanto si cerca disperatamente di ritrovarne il valore politico, il sapere strategico, la furbizia tattica, il lato umano. Per fissarne la statura di Statista non è bastato il suo debordante e tragico apporto alla storia del Novecento (per merito del quale l’Italia paga ancora un debito fortissimo in termini di capacità di conduzione del paese e di cultura politica); non è bastato il prezzo pagato in violenza e in sangue da parte di milioni d’italiani; non è bastato il limite imposto alle libertà personali, collettive, di famiglia, di stampa, di istruzione, di cultura. Non è bastato il Concordato con la Chiesa cattolica - detto soavemente Conciliazione – e non è bastato aver confuso – da parte di Mussolini, dei Gerarchi, del Partito fascista, delle Milizie, dei Giovanotti in orbace e delle Fanciulle in gonnella plissettata e camicia candida - il bene del Paese con quello personale.

Non è bastato.

Si vuole ancora scavare per ritrovare la prova che – in fondo in fondo – c’era del buono in tutto quel nero e che il paese non andava poi così male. Persino i treni arrivavano in orario.

La scoperta dei presunti diari di Mussolini rientra in quella situazione di finto stupore, detta anche faccia tosta, che molti ostentano di fronte al niente assoluto e si è visto pure nello scatenamento di contrapposti studiosi, esperti, storici, giornalisti che per giorni e giorni hanno fatto esplodere notizie e contro notizie, perizie contro perizie, valutazioni, considerazioni, esaltazioni e condanne. Tutto e il contrario di tutto.

Ma chissenefrega per dirla in stile ventennio. Che cosa cambierebbe davvero sapere che Mussolini scriveva di sera in segreto di essere contro la guerra, amico degli ebrei, nemico di Adolf e altre amenità quando il Duce la mattina dichiarava guerra al mondo, promulgava leggi razziali e stendeva la mano a Hitler? Possiamo dimenticare che si tratta – storicamente parlando – della stessa ignobile persona?

La presentazione comasca (Villa Olmo 25 febbraio 2007) dei “Diari di Mussolini” forse involontariamente si ficca proprio nel filone “Storia 2000 credendo di fare chiarezza e dunque cultura, ma inciampa e cade.

Infatti, dopo tre ore di parole si è appreso quanto segue: che è importante riportare la cultura anche nei territori della destra (Stefano Rudilosso, presidente del Circolo organizzatore); che la cultura non deve più essere appannaggio della sinistra (Stefano Bruni, sindaco di Como); che ci vorrà del tempo per fare chiarezza sull’autenticità dei diari (Armando Torno, erudito insigne e giornalista del Corriere della Sera); che i diari, in genere, sono importanti (Giordano Bruno Guerri, storico ed esperto in diari); che i diari sono spesso imprecisi (Lino Jannuzzi, senatore forzista della Repubblica già giornalista dell’Espresso, molto pentito, e ora aspro editorialista del Giornale).

Sopra tutti ha dominato la figura e il pensiero di Marcello Dell’Utri nell’interpretazione di varie figure: quella del ritrovatore dei diari (che purtroppo non può permettersi di comperare…); quella dello scettico prudente (io non so…lascio agli esperti il giudizio); quella del polemico (la sinistra è sempre acida e astiosa verso i documenti che potrebbero cambiare la Storia) e quella dell’uomo di cultura per il quale un libro è un libro. Anche se falso (ma Lui “sente” che è vero).

Insomma: un’occasione utile per far capire alla bella gioventù presente che non è vero ciò che è vero, ma è vero ciò che serve far credere che sia vero il falso. Se questa è cultura…, ma forse era coltura e chissà che seminando e innaffiando, e dai e dai qualcosa di buono possa crescere.

Gerardo Monizza


Comments:
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