29 agosto 2006

 

Idee bislacche

Ticket Turismo Tavolini
Non si sa più cosa inventare per sostenere il turismo e per allontanarlo. Contraddizione? Affatto: programmazione!
Come spesso avviene in riva all’acqua le idee sono umide e molto confuse. Perciò: promuovere e allontanare. In questo c’è concordanza perfetta tra destra e sinistra, tra moderati e progressisti, tra rivoluzionari e riformisti. Il centro – come sempre - aspetta.
Il resoconto pignolo che la stampa dà dell’andamento ondulatorio dell’onda programmatoria, che studia lo sviluppo economico locale, conferma ciò che tutti sanno: siamo in mano ad un manipolo di fantasisti.
Questi gli strumenti dell’avveduta politica: cilindro e bacchetta magica e il “numero” è fatto.
Troppe auto nei centri storici? Eliminiamole, diminuiamole, speculiamoci su facendo pagare l’ingresso. Idea ottima che sfrutta con intelligenza il tempo finora inutile che gli automobilisti passano in coda per entrare nelle città. Già che son fermi e incazzati potranno – tra poco – impiegare il tempo cercando la moneta per pagare la gabella. Inoltre – diciamolo – con tutte le postazioni necessarie alla riscossione (decine di strade per ogni comune – centinaia solo in Lombardia) saranno a breve altri posti di lavoro. Neanche il genio berlusconiano ci aveva pensato. Quanti begli appalti, quanti contratti, quante concessioni...
Sembrava un’idea da spiaggia e – invece – è stata seriamente valutata, discussa, fatta propria da sindaci per bene, assessori competenti, ingegneri ingegnosi e presidenti di proloco. Tutti a sognare gli investimenti possibili, detratte – ovviamente – le spese.
Curioso: si investono soldi ed energie per attirare turisti e turismo, pullman strapieni e treni esauriti; si cerca di trasformare una città moritura in un’area almeno pulsante e poi – dalla sera alla mattina – si pensa di alzar la sbarra d’accesso solo dietro un piccolo obolo. Dove porre la sbarra sarà altra fonte di serio dibattito dal quale sono stati esclusi – sinora – gli arredatori. I quali – già che ci sono – potrebbero finalmente rientrare in città (che è ancora gratis) e dar qualche buon consiglio sugli ombrelloni dei bar. Cresciuti come funghi per strade dove sembrava che non passasse neanche un ombrello, ora – i parasole, parapioggia, parafreddo messi lì per indigeni e turisti - son diventati persino indispensabili. Senza l’ombrellone pare che non si facciano affari e ciascun esercizio ha – dunque - il suo e magari anche quello doppio. Ce ne fosse uno uguale.
Gerardo Monizza

02 agosto 2006

 

Strage di Bologna 1980-2006

Memoria
La guerra miete vittime: centinaia, migliaia ogni giorno. Il terrorismo continua ad uccidere: uomini, donne e bambini. L’uomo vuole la guerra e accetta il terrorismo. Ma che uomo è mai questo che usa solo il sangue per scrivere la sua storia?
Si pensa che la politica e la diplomazia possano risolvere le grandi e piccole questioni che il dialogo e l’intelligenza non hanno saputo sciogliere e – invece – l’uomo preferisce fissare come sempre i limiti della propria modesta esistenza scavando trincee e piantando lapidi mortuarie.
A 26 anni dal giorno della Strage di Bologna vogliamo ricordare i nostri amici comaschi Carlo, Anna e il piccolo Luca e le altre 82 vittime e i 200 feriti e non vogliamo dimenticare neanche le troppe stragi, le altre vittime innocenti e inconsapevoli.
In ogni tragedia umana quel che rimane ai vivi, ai sopravvissuti è il ricordo sfumato dei visi degli amici perduti, dei parenti amati e lo strazio per non aver saputo la verità, ma resta fortissimo il senso degli affetti.
Molti hanno reagito con fermezza e cercando di imporsi allo Stato troppo silenzioso, ai Servizi segreti troppo deviati; altri hanno preferito staccarsi e quasi nascondersi affrontando la vita e il dolore con altrettanta dignità.
C’è chi ha gridato e chi ha pregato ma nessuno di loro, nessuno di noi, ha dimenticato; molti, i più giovani, vorrebbero anche sapere ma pochi possono ancora raccontare. La stampa ha dimenticato e credendo d’annoiare volentieri tace, ma dal profondo di molti animi sale continuamente un grido assordante.


Dal Profondo
Dal profondo grido. A voi signori delle guerre insanguinate; a voi signori che non cercate la pace ormai perduta; a voi signori che accettate la violenza quotidiana. Grido a voi che non ascoltate la nostra voce, che cancellate i nostri pensieri, che sopportate la menzogna, che consentite l’oblio.
Le vostre orecchie siano attente. Ascoltate il silenzio continuato del nostro lungo dolore; ascoltate il ronzio delle nostre ceneri; ascoltate il suono ininterrotto dei nostri bisbigli, ascoltate il ritmo lento delle nostre storie dimenticate; soddisfate la nostra sete di giustizia.
Guardate le colpe. Oppure ogni azione è concessa? Guardate gli assassini. Oppure i loro visi ci assomigliano? Guardate il sangue che scorre. Non sporca le strade, le piazze, le case, gli aerei, i treni, le stazioni di tutto il mondo? Ancora per quanto dovremo condividere il buio vuoto con altre vittime innocenti?
Siamo morti e abbiamo perdonato. Non abbiamo timore del giudizio e non abbiamo paura della verità. Siamo morti e chi ci ha ucciso vive senza rimorso. Dov’è la pena necessaria? dov’è il riscatto? dov’è il pentimento? Abbiamo lasciato tutto ciò che amavamo senza averne, in cambio, niente. Rimaniamo vivi nella mente di pochi.
Speriamo ancora in voi: in coloro che sanno sostenere, che sanno amare, che sanno comprendere e perdonare.
Le nostre anime avevano speranza di pace e aspettavano giustizia: la pace è stata sconquassata e la giustizia negata. Il perdono ci è stato strappato e poi sprecato ed è stato buttato via come inutile budella e la giustizia si è fermata, inceppata, bloccata e non ha trovato una qualche sincera verità.
Vigiliamo e vigilate. La violenza ci ha colpito; la morte ci ha cancellato. La nostra esistenza è ferma sulle lapidi di marmo, ma il nostro pensiero è vivo. Guardiamo dal tempo immobile per vedere se ancora sapete capire chi è buono, chi è cattivo, chi non vuol sapere. Non siate indifferenti.
Noi siamo misericordiosi, ma non crediamo nella redenzione dei colpevoli. Chi ha colpito colpirà; chi ha ucciso ucciderà; chi è morto è morto e chi è rimasto vivo dimenticherà. La vita non ci ha deluso e l’abbiamo amata fino in fondo. In un attimo ci è stata tolta per uno scherzo del destino.
Chi ricorda le nostre vite? Chi ricorda le nostre facce? Chi conosce le nostre sepolte passioni? D’un sol colpo siamo spariti; le nostre anime dimenticate; le nostre esistenze negate. Siamo vissuti per poco, ma non per niente; siamo stati gente in mezzo alla gente. Siamo stati vivi per niente?
Chiediamo solo il riposo dei pensieri e il silenzio potente. Che finalmente arda nel buio la luce di una verità.

Scritto da Gerardo Monizza nel giorno 2 agosto 2006, ventiseiesimo anno della Strage alla stazione di Bologna

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