09 settembre 2006

 

Como vitale

Rivitalizzare o Truccare
Rivitalizzare più che una parola è un dogma. Per la cosiddetta Città Murata significherebbe “rendere di nuovo vitale” e quel “di nuovo” lascerebbe intendere che vi sia stato un tempo di vita precedente. Di vita migliore. In sé, perciò, una buona cosa. Tuttavia le amministrazioni, gli operatori dei settori coinvolti (commercio, alberghi eccetera) e persino alcuni residenti pensano sia la sola strada da percorrere. Dunque “una verità di fede” imposta come cura al lento (e inesorabile?) degrado socio-moral-commercial-culturale del vecchio cuore della città.
Più musica, più spettacolo, più eventi! Reclamano i giovani nati altrove e affatto desiderosi di abitare in centro. Obbligati – qui - ad andare a piedi sanno che la loro vita vera è altrove: dove sia più facile parcheggiare e mantenere collegamenti col resto “vitale” del mondo produttivo. In Centro storico rimangono “solo” i divertimenti con i bar, l’aperitivo e – appunto – qualche concerto nel tempo caldo dell’estate.
In tutto l’affannarsi di progetti rivitalizzanti si nota – da sempre – una certa ingenuità e – alla fine – un notevole conformismo. Scorrendo le idee suggerite dai giovani ricercatori del Centro Polis Maker si trovano analisi anche un po’ ovvie che portano a sostenere la predominanza di alcuni percorsi o luoghi su altri. Non è così anche a Roma, Venezia, Firenze e ovunque? Non è addirittura logico che una strada attragga più di un’altra? Perché? Per la presenza di negozi, ma il commercio non è sempre attraente e la strada del Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, non ha negozi e tuttavia il luogo è molto e ben frequentato. Perché un turista dovrebbe spingersi fino alla modesta piazza di San Donnino a Como? Per il ricordo del battesimo al neonato poi illustre Alessandro Volta? Per le bellezze piuttosto comuni della chiesina? Oppure non frequenta la piazza perché “è fuori dai circuiti” anche se – tanto per fare un esempio – il complesso di Civate è frequentatissimo e per raggiungerlo bisogna scarpinare e sputare sangue.
Insomma: il problema non sta nel rivitalizzare i luoghi con artifici che portano vitalità effimera e temporanea. Spenti i riflettori anche il Museo Civico (peraltro interessantissimo) trova una normalità che è comune a migliaia di istituti ed istituzioni di alto valore culturale, ma di poca attrazione spettacolare. Così anche per la Pinacoteca. Ci fosse un “Cristo morto” del Mantegna sarebbe necessario fissare dei turni di visita, come anche al Cenacolo di Leonardo a Milano. Così vanno le cose nel mondo del turismo di massa dove il richiamo deve essere fortissimo e meglio se di altissima qualità.
La gente non è poi così tonta da doversi precipitare ad ammirare “l’astrattismo comasco”, la neoclassica via Volta o la cara vecchia mummia quando magari ha – in casa propria – il Museo egizio, una villa Palladiana o il Barocco leccese.
Ammettiamolo. Il Centro storico ovvero Città Murata è un luogo appena gradevole che ha i propri flussi e che difficilmente potrà spalmare tutti gli afflussi in tutte le strade. Il cinema in piazza Medaglie d’oro, per rivitalizzare il museo, o un mercatino in piazza San Donnino per dar sangue alla Pinacoteca sono – tra le altre sentite in questi decenni – idee anche un poco deboli. Non è meglio finanziare – insieme alle pur utili grandi mostre – anche tali enti per quello che hanno e per quello che valgono? Altrimenti finisce come aveva preannunciato un consigliere comunale di qualche anno fa: “Museo e Pinacoteca. Quanto rendono?” Niente! fu la risposta. “Allora chiudiamoli”. Risparmieremo un mucchio di soldi e anche qualche nuovo, disordinato, mercatino folcloristico.
Gerardo Monizza

Comments: Posta un commento

Links to this post:

Crea un link



<< Home

This page is powered by Blogger. Isn't yours?