17 luglio 2006

 

Bella e Impossibile

Cattivi sentimenti
Como non sarà mai una “bella città”. Quali lo sono? Firenze, Venezia, Roma, Urbino (anche se è un paesetto), Napoli (anche se è un disastro, ma ha il fascino dell’avventura). Mantova? Che è una “sensazione positiva” legata all’arte ed a poche (pur notevolissime) dimore e vicende storiche?
Como va bene per una gita, un gelato, un’occhiata a qualche chiesa e uno sguardo al lago. Poi c’è il disordine, il traffico e la provata antipatia dei comaschi che – se gli elementi sono sopportati insieme - danno un tocco avventuroso alla visita.
Una bella città è un complesso di fattori amalgamati di cui almeno un paio dirompenti. L’arte a Firenze, l’originalità urbanistica di Venezia, l’immagine complessiva di Roma, tanto per fare qualche esempio. Como non ha né quello né altro e gode di un immeritato gradimento per virtù di una situazione antica. Era – un tempo – luogo di villeggiatura per la ricca nobiltà che ha abbellito (e poi sfruttato) il territorio del Lario e della Brianza. Quel che resta oggi di quella situazione è solo caos urbanistico, orrore architettonico, disastro progettuale con strade brutte, paesi vecchi, servizi pochi.
Una bella città è il capoluogo di un bel territorio. Non sul Lario. Non per la Brianza.
L’immagine di Como si riflette – o forse si ripercuote – su tutti gli altri paesi grandi e piccoli, offrendo agli abitanti, ai villeggianti, ai turisti solo un’idea vaga di quel che potrebbe essere il territorio lariano e brianzolo. Di chi la colpa del disastro?
Facile rispondere e si potrebbe dire “dei politici” ed è solo in parte vero. Più correttamente si dovrebbe dire della “cultura locale” ovvero di quella mentalità diffusa che porta ogni idea al ribasso. I progetti della “nuova Como” sono in linea (vedi Dadone e ora Ticosa); i collegamenti sono impossibili (vedi Strada Regina con tutti i suoi pezzi di varianti); i paesi restano distanti (vedi l’Alto Lario che si rivolge a Morbegno o Lecco e non a Como) e la gente è stanca. In una bella città questo non dovrebbe accadere, perché ogni cosa va al suo posto come nel paese delle favole dove, prima o poi, tutto finisce in letizia.
Non a Como, non a Cantù, non sul Lario, non in Brianza dove il bello lascia il posto all’utile e l’utile finisce solo nel vantaggio di pochi o – peggio - del singolo e il risultato è l’immobilismo e – spesso – l'indecente. Non sarà mai una “bella città” questa Como troppo vecchia e consumata dall’avarizia e dai cattivi sentimenti dei suoi pigri e indifferenti abitanti.
Gerardo Monizza

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