10 giugno 2006

 

Una notte in bianco

A chi serve. A chi giova
Si dice che cento giorni durarono i festeggiamenti per l’inaugurazione del Colosseo voluto da Tito per il divertimento del popolo e suo. Nella Roma imperiale migliaia di spettatori in tre mesi; nella Como liberista – perbacco - tutto in una notte.
L’operazione “Notte Bianca” fortemente voluta dal Sindaco Bruni è mal digerita da tutti gli altri: troppo esagerata per dei moderati cronici (per i quali le masse sono sempre incontrollabili); troppo costosa (quasi 600mila euro bruciati in poche ore); troppo vago l’indotto (l’ipotesi di 1.5milioni è puramente finanziaria e andrebbero meglio calcolati il rischio, il lavoro nero, i danni, la fatica, il volontariato coinvolto, gli straordinari di vigili, forza pubblica, autisti eccetera).
Inoltre, la Notte Bianca appare come un’operazione personalissima del Sindaco Bruni che soffoca altre iniziative e persino la Grande Fatica del povero Assessore Sergio Gaddi costretto, per rimanere visibile, ad emanare quotidiani bollettini d’assalto in massa alla “sua” mostra magrittesca.
È dunque una faccenda di numeri e di proclami: “Porteremo 200mila persone in Convalle!!”. Madonna e a fare cosa? “Daremo loro 260 eventi!”. Incredibile, tutti in una notte?
Quando c’è aria di festa mettersi a fare le pulci è davvero antipatico, ma se il progetto non è condiviso si devono scoprire le ragioni del dissenso diffuso.
Può un sindaco far tutto da sé (affidando d’autorità le operazioni a società esterne)? Può un comune “consumare” 260 idee tutte in dodici ore cosicché nulla ha più un senso perché ogni evento risulta invisibile? Può Como “investire” quasi 600mila euro senza preoccuparsi di lasciare un segno (bottiglie, cartacce, e schiamazzi a aprte)?
L’evento miracoloso non risponde neanche all’esigenza di “fare qualcosa” in una città che tutti (soprattutto i giovani) ritengono addormentata. Infine: può un sindaco lasciare che la città si trasformi – anche solo in una notte – nella succursale lacustre dell’Oktoberfest? A giudicare dai dispensatori e dai barili di birra sparsi per le strade e in attesa di essere svuotati la risposta è: non può.
Un sano divertimento non deve necessariamente portare all’eccesso di bevute e siccome il Sindaco di Como Bruni continua a ricordare che è “anche un padre di famiglia” ci pensi meglio, la prossima volta e prima di esagerare perché anche l’imperatore Tito (nell’80 dC) aveva capito che era meglio spalmare le manifestazioni in tre mesi con meno bevande e più pane e più giochi per tutti (comunque si sa com’è finito…).
Gerardo Monizza

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