06 giugno 2006

 

Un minuto di silenzio

Teatro della provocazione
Dolore, cordoglio, sincera partecipazione, provocazione? Magari un geniale colpo di teatro che agita l’attenzione e la riporta a qualcosa di “alto”, a quei cosiddetti “valori” che stanno sul citofono di AN: schiacci, ma non capisci bene cosa rispondono dall’altra parte.
In Consiglio comunale [lunedì 5 giugno 2006] si stava discutendo di A9 e dell’ampliamento a tre corsie dell’autostrada (questione annosissima che mai sarà risolta e che – inoltre – è pure inutile…) ben sapendo che tutti sarebbero stati d’accordo per approvarlo (solo 4 astensioni!). Siccome il risultato era scontato la discussione seguiva i binari della piatta consuetudine.
Neanche il Consigliere Rallo (FI, cui manca sempre – per essere perfetto – o la toga o la tonaca) era riuscito a catturare l’attenzione. Indicando i reprobi conservatori (le sinistre in genere), elevando i progressisti (Lui, in particolare) e citando i comunisti (quali? dove? come? quando?) aveva cercato di seminar scompiglio nel consiglio, ma raccogliendo noia.
Invece di ispirarsi al cielo azzurro (visioni berlusconiane?) guardasse le facce dei suoi “signori colleghi consiglieri” anche vicini avrebbe già buttato alle ortiche la tonaca del predicatore. In quanto alla toga…
Qui il colpo di teatro, non suo, bensì del Consigliere Corengia che ha il fisico del ruolo anche quando non s’avvolge nel tricolore. Difatti non l’aveva.
Prima di intervenire sulla questione all’Odg (la A9) dice: “Do notizia di un altro attentato a Nassirya; diversi carabinieri feriti, uno gravissimo, uno morto. Propongo un minuto di silenzio”. Il Presidente del Consiglio acconsente, il Consiglio accetta, il pubblico non dissente.
Un soldato (un altro) è morto e tutti stanno in silenzio. Per rispetto, si dice.
Invece di urlare tutto il dissenso, il fastidio, il disgusto per una guerra finta (petrolio a parte), ma con morti veri tutti sono rimasti in silenzio.
Qui sta il colpo di teatro: trasferire la tensione dell’attesa (tutti aspettavano il sindaco e la sua relazione sul Caso Rumesh) sul nulla e spostare l’attenzione dei presenti combinando una rappresentazione sintetica del dolore: il silenzio pro forma, imposto con furbizia e accettato per evitare le solite discussioni.
E’ stato scelto di “non parlare” invece di trovare qualcosa di onesto da dichiarare. Anche per dire “basta” era sufficiente meno di un minuto.
Poi è intervenuto il Sindaco (ore 23): quindici minuti per riassumere la relazione del Comandante della Polizia locale. Fine. Una bella serata di teatro.
Gerardo Monizza

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