02 giugno 2006

 

Mai cedere

Sogni e realtà
Se si dice ad un giovane che non ha progetti si può stare certi che s’offende. Un giovane – ma è naturale – non può averne; ha semmai desideri, visioni oppure sogni. È normale. L’adulto, che ha perduto ogni capacità di sognare, risponde invece con progetti macchinosi, costosi, inutili. Per questo il cerchio generazionale raramente si chiude.
Esistono poi situazioni peggiori delle altre: Como è una di queste. Qui, tra le romantiche acque del Lario e tra le belle alture, rimbalzano dai nonni, ai padri ai figli colpe antiche di immobilismo, insipienza, pochezza culturale, bigottismo, incapacità di immaginazione. Basta?
Chiunque, non dico di quelli che hanno girato il mondo, ma dei molti che hanno superato almeno Camerata, sa benissimo che altrove non è meglio: cambia la geografia, la morfologia del territorio, persino il carattere dei residenti, ma il risultato non è dissimile: stanchezza, noia, tremore, fastidio, malessere, odio. Non è bello.
Chi ha l’età per essere stato giovane, meno giovane, ora padre e magari nonno ricorda che il clima comasco di un tempo non era differente: magari c’era più “cultura” (appannaggio di pochissimi), più divertimento (riservato a circoli ristretti); più serenità (ma derivante da meno esigenze) eccetera eccetera… Ricorda anche che la contrapposizione tra giovani e vecchi era forte, anche se più trattenuta, e che le richieste (di spazi, di lavoro, di espressione, di partecipazione) si modulavano entro settori ben definiti e – inoltre – erano davvero poche e – forse – esaudibili.
Molte cose sono cambiate e certamente in meglio, ma altre non sono state risolte come – appunto – il dialogo tra generazioni che – proprio in questi anni – ha subito un blocco quasi totale. Quando gli adulti parlano i giovani neanche ascoltano e quando i giovani cercano di intervenire gli adulti non capiscono. Se l’argomento è la comunità, la città, il presente o il futuro, diventa un dialogo tra sordi. I risultati si vedono e la città non cresce come dovrebbe e come tutti sperano.
Di chi la colpa? Di chi la responsabilità? Facile rispondere: i giovani; gli adulti.
Restando solo da una parte si ha una visione troppo limitata sia dei problemi che delle soluzioni. Aprirsi al confronto sarebbe già un passo avanti. Chi comincia?
Gerardo Monizza

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