06 giugno 2006

 

I Moderati si riuniscono

Trattenuti a forza
Moderato è una parola senza profumo; soprattutto senza futuro. Essere moderato per caso è già una circostanza sfavorevole; diventarlo per principio è una tragedia.
Moderato non è il contrario di rivoluzionario, ma è piuttosto analogo a semolino, dunque una pappetta. Essere moderato nella vita fa perdere il gusto delle azioni; è – inoltre – antisociale, antipolitico e anticristiano (Gesù, non era un tradizionalista, ma neanche un moderato; papa Giovanni il Buono – nei brevi anni del pontificato – non lo era; Wojtyla neppure; padre Pio assolutamente...). Dar prova di moderatismo è spesso indizio di viltà o, almeno, di poco coraggio.
Si dice che i moderati cerchino la stabilità, ma nel loro inoperare zappettano semmai lo spazio adeguato ai propri limiti ideali, culturali e sociali. Lasciano che la politica li sfiori appena, senza essere costretti a prendere vere decisioni, tenendosi gli eventuali onori e lasciando agli altri tutti gli oneri. Ecco: il moderato è capace di trattenere e non di dare. Infatti, il moderato, guarda gli altri – politici, amministratori ed elettori – con sommo e totale disprezzo proprio perché, essendo modesto d’ideali, pretende che gli altri siano peggio.
Il moderato è trasversale e s’insinua nell’universo mondo; tuttavia ve ne sono di tipo differente: quello di sinistra (sorvolando sulla contraddizione dei termini) è un autolesionista allo stato puro che saprebbe immaginare soluzioni fantastiche, ma si trattiene dal rivelarle e dal sostenerle per non apparire estremista. Quello di centro è un moderato che ha una visione geometrile della vita (e della politica) e passa il tempo a mettere paletti, a stabilire confini, magari a discutere di distanze etiche e di parallelismi convergenti. Il moderato di destra è – invece – colui che padroneggia il livello (o l’ampiezza o la profondità, dipende) delle possibilità culturali, sociali, soprattutto economiche, ma preferisce che l’entità del patrimonio si ignori per non dividerlo in troppi. C’è pure il moderato – liberal, una specie di palombaro ciclista, con tendenze sadomaso, che faticosamente pedala, spostandosi impercettibilmente di posto, nei melmosi fondali della politica pieni d’alghe contraddittorie e di molluschi variamente scivolosi, ma voraci.
Il moderatismo è la vera malattia diffusa degli italiani e fa più vittime della peste nera; è un malanno periodico (si può prendere prima o dopo le elezioni) e dura quanto basta a raccattare qualche voto. Si contrae in cabina elettorale dove, senza precauzioni, gli elettori si concedono al perfido virus. Ha un lungo decorso (mediamente quasi una legislatura) e qualche segnale di guarigione si ha nei tempi della successiva campagna elettorale. Spesso, nel momento del voto, molti restano nuovamente infetti.
I predicatori del moderatismo sanno che è l’unica strategia (è anche una parola rassicurante) che consente di restare a galla: ciascuno tranquillo al proprio posto, senza voli o fantasie, senza progetti concreti e – soprattutto – senza passione: dentro i limiti ristretti dei loro moderati ideali.
Gerardo Monizza

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