30 maggio 2006

 

Porta aperta

Giovani e non accompagnati
Il sindaco di Como ha aperto la sua porta e questa è una bella notizia perché i giovani della città potranno finalmente varcare la sacra soglia e portarsi umilmente al cospetto del Primo cittadino. Avranno l’abito adatto alla cerimonia? Dovranno stare attenti e alzare il cavallo (dei pantaloni) non tanto per l’inciampo possibile, quanto per l’inchino cui seguirà la rituale genuflessione.
Il cerimoniale di Palazzo si sa quant’è severo, quasi papale, e quanto sono ordinate le cerimonie e sussiegosi i cerimonieri. Entreranno in fila, a gruppetti, divisi per appartenenza a zone od a quartieri? Perché – si sa – che altra appartenenza non sarà consentita.
Dovranno – i giovani comaschi ammessi – essere soprattutto giovani veri (nessun travestimento è concesso a vecchie maschere né burattini) e sani; puri di cuore e forti di spirito, comunicati. Soprattutto lieti e sorridenti; potranno esprimere idee, ma poche e convenienti; essere concisi e concreti, non esagerati. Non potranno farsi accompagnare in particolar modo dai cattivi maestri che – com’è noto – sono dai giovani d’oggi molto ascoltati.
Questa è la prassi per poter essere ricevuti nel Civico Palazzo Comunale della Città di Como; i giovani la ignorano, ma sappiano che per farsi ascoltare anche in democrazia esiste un certo galateo. E che il Municipio possa – infine - sembrare un confessionale è solo una maliziosa interpretazione (della solita sinistra).
Gerardo Monizza

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