12 maggio 2006

 

Il Silenzio degli Indecenti

RITI E RUMORI
Nelle cerimonie non religiose si svela il lato inadeguato della struttura laica: incapace di suscitare una vera emozione, un sentimento sincero, una sentita partecipazione. Di solito c’è imbarazzo e indecisione; la religione e i preti fanno meglio (e sarà l’esperienza). Tali cerimonie laiche sono movimenti senza liturgisti, azioni senza significati, riti senza storia condotti da celebranti privi d’esperienza. Acquistano – di contro – una configurazione troppo vaga e/o molto ideologica e – nella fretta del momento – separano invece di unire.
Così è capitato in Consiglio comunale a Como (Lunedì 8 maggio) dove il minuto di silenzio imposto (cioè il rito) ha (inter)rotto la noiosa conduzione dell’assemblea (la liturgia) offrendo la sensazione? il pretesto? l’occasione? per sospendere una riunione su cui gravavano forti tensioni: il recente caso ACSM e la relazione dell’Assessore alla sicurezza Francesco Scopelliti sul “Caso Rumesh”.
Il minuto di silenzio, chiesto per ricordare le morti dei soldati italiani lanciati irresponsabilmente in missioni (di pace) all’estero, era solo ipocrisia. Certo, per chi l’ha proposto, intendeva essere ben altro, ma si è rivelato una sorta di “atto dovuto” all’ideale interventista, guerrafondaio, autolesionista e sciocco che ha supportato una guerra inutile e dal finale incerto.
Dopo tanto blaterare di missioni sociali, aiuti umanitari e trasporto della democrazia l’obbiettivo di una pace diffusa attraverso la via della guerra meritava davvero molto più di un minuto di silenzio. Invece, l’occasione – come sempre – sono i morti: il loro ricordo e il loro purtroppo inutile sacrificio.
Opporsi a questa logica deludente (meglio piangere dopo che prevenire) è lecito. Può sembrare insensato, magari incivile, forse maleducato, ma è un modo sincero. Rifiutare oggi il rumoroso silenzio breve, di chi non ha voluto capire a suo tempo le ragioni della pace preventiva, è persino un atteggiamento giusto, onesto e coerente.
Hanno dunque fatto bene i pochi giovani presenti in Consiglio comunale a non alzarsi e a non partecipare al rito del silenzio? No. Avrebbero compostamente dovuto lasciare l’aula della cerimonia improvvisata per separare, anche nell’evidenza del gesto, il falso rito di chi sta zitto perché non ha più niente da dire (a parte i soliti “nostri valori, la patria”) e chi tace per rispetto di chi è morto (volontario o no) spedito sul fronte da idee sbagliate, indecenti e operazioni che non hanno senso.
Gerardo Monizza

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