09 maggio 2006

 

Il Bastone è la Carota

QUALE SICUREZZA?
Me l’ha chiesto, ma non l’ho fatto. Questa è la frase (sincera) che avremmo voluto sentire amplificata dalle carnose labbra dell’assessore Francesco Scopelliti. Abbiamo letto [La Provincia di lunedì 8 maggio 21006] invece: lo volevo, ma non mi è stato concesso (di dimettermi).
Capitato per caso o forse anche per ideologia alla “sicurezza” non potendo occuparsi d’altro: il “bilancio” (troppo vago) o la cultura (troppo molle), di duro non restava che quella delega alla sicurezza guadagnata sul campo delle elezioni comunali con un numero di preferenze ai livelli delle star nostrane. La delega alla sicurezza fa figo, forte e sfrontato, macho e molto AN e chissà perché (dopo il lavacro nelle acque di Fiuggi non dovrebbe più essere così…).
Lui, l’Assessore alla partita, è uno tutto d’un gran pezzo e sa come s’interviene. Conosce il metodo, usa la tattica, s’intende di logica e delle leggi che applica nelle battaglie in campo con quegli individui che infrangono le regole. Non che infrangere – dai vetri alla Costituzione – sia lecito o bello in sé, ma sono in molti a farlo e una strategia diciamo comunale ci vuole; è necessaria anche solamente per risolvere faccende di strada o di cortile, di muri sporcati, di microcriminalità, di ambiente, di inquinamento locale, di rifiuti e scusate se è poco. Non lo è. In una piccola comunità esistono purtroppo infrazioni o piccoli reati di cui bisogna occuparsi, prima che diventino grandi, incontrollabili, devastanti.
Dimissioni! Chiedeva il popolo comasco sotto la finestra del Municipio (ma il Nostro era astutamente altrove). Dimissioni? Si chiede l’Assessore alla cosiddetta sicurezza e non capisce perché dovrebbe darle. Eppure è semplice.
La sicurezza dei cittadini non si garantisce né con le armi, né con le “non armi”, ma creando le condizioni affinché la comunità possa vivere in serenità. Ma questo è un altro discorso e non tocca solo Lui.
L’Assessore che se ne deve occupare – della sicurezza – ha normative precise, regolamenti e leggi che lo guidano. Li ha letti? Non ci vuole molto e chiunque può facilmente sopperire alla propria incompetenza in una mezz’oretta. E’ più facile – e fa molta scena, dunque immagine, perciò voti – scegliere la strada della creazione dei Corpi di polizia, anche solo locale: fa sentire condottieri. E poi? Creato il nucleo lo si lascia senza contorno: senza preparazione, senza aggiornamenti continui, senza protocolli d’intervento, senza mezzi adeguati, senza regolamento specifico.
Dice: ho sempre chiesto di poter usare spray urticanti e bastoni estensibili (i noti “presidi tattici difensivi”). Tutto qui il grande disegno organizzativo della sicurezza locale? Un po’ poco se poi si scopre che non ci son due euro per montare una sirena (quella che avrebbe avvertito Rumesh in fuga).
Scorrendo le legislazione vigente, che fissa le regole per la dotazione di armi (vere e finte) con cui attrezzare la Polizia locale, si scopre il progetto politico che regola le competenze della Polizia locale in rapporto alle altre forze dell’ordine nella loro organizzazione territoriale. Si tratta di leggi dello Stato e della regione che – con successivi e frequenti ritocchi – cercano di adeguarsi al veloce mutare delle condizioni sociali basate su principi anche discutibili, ma dalle quali – essendo regolarmente vigenti – non si può prescindere.
In diversi anni d’attività del nucleo comasco di Polizia giudiziaria locale c’era tutto il tempo per capire la strategia d’intervento e per adeguarne i compiti e le mansioni e per creare le condizioni di sicurezza che tutti i cittadini pretendono. Questo non è stato fatto e questo è emerso a causa di un grave incidente di percorso del quale, l’Assessore competente, ha la responsabilità indiretta (quella diretta, per legge, è del Sindaco) morale e politica. Perciò sono state chieste le sue dimissioni. Ma l’Assessore ha sistemato la faccenda donando un rosario (cattolico) alla madre (buddista) di Rumesh facendo finta di niente per un mese e non assumendosi le responsabilità. Un anno passa in fretta e tutto – secondo Lui – si può anche dimenticare.
Gerardo Monizza

Comments:
Gran pezzo. I miei complimenti.
 
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