22 aprile 2006

 

Como città solidale e disarmata

Como. Settecento persone per la manifestazione di lunedì 3 aprile dalle 18.30 della Como democratica unita nelle parole Dolore e partecipazione. Mai più. Como città solidale e disarmata. Il corteo silenzioso da piazza Duomo fino a Palazzo Cernezzi ha trovato il sindaco, il presidente del Consiglio comunale e l’assessore D’Alessandro provocatoriamente ben visibili alla finestra del Comune. Reazione composta dei manifestanti, impeccabile atteggiamento delle forze dell’ordine. Il questore irritato dichiara: «Non posso chiedere al sindaco di uscire da casa sua, ma sono in grande imbarazzo. Mai vista una situazione simile». Non è stata sufficiente la provocazione del sindaco Bruni, del presidente del Consiglio Pastore e dell’assessore D’Alessandro che dalla finestra, dietro i vetri, ma perfettamente e consapevolmente visibili, hanno per interminabili minuti fissato i manifestanti mentre sostavano sotto Palazzo Cernezzi dietro lo striscione «Como città disarmata e accogliente». Tutto si è svolto come gli organizzatori, trentacinque promotori, associazioni, sodalizi ambientalisti e pacifisti, gruppi politici, movimenti avevano previsto. Si è trattato di una manifestazione grande – cinquecento alla partenza sono diventate poi più di settecento – composta, senza simboli, né bandiere. Si è manifestata la capacità della Como della solidarietà e dell’accoglienza, della legalità e del rispetto degli altri di esprimere affetto e partecipazione alla tragedia che un vigile urbano della sciagurata squadra antiwriter ha determinato nel corpo di un giovane cingalese, Rumesh Rajgama Achrige, e nella sensibilità di tutte e di tutte. Una manifestazione silenziosa, ma non muta, centinaia di manifestanti tenevano alti sopra la testa o attaccati sui vestiti fogli di carta con le parole della manifestazione: «Mai più», «Per una città solidale e disarmata», «Sicurezza armata Sicurezza negata» , «Como 29 marzo 2006 Una ferita indelebile», «Dolore per Rumesh» , «No alle armi nel mondo e nella nostra città», «Disarmiamo menti cuori e mani», «Voglio una città accogliente per migranti e nativi», «Si dimettano i responsabili». Come sinteticamente diceva uno degli striscioni «Pochi imbecilli sparano in città». E la manifestazione ha espresso, pur senza slogan e bandiere, che alla città dei rambo colpevolmente armati, della violenza della criminalizzazione dei giovani, del razzismo si contrappone una Como diversa serena, vivace, partecipe costituita da un arcipelago variopinto (forse potremmo dire da un arcobaleno) di sensibilità differenti, ma concordi nell’affermare che – come scriveva il documento che ha indetto la manifestazione di lunedì 3 aprile - «Sicurezza vuol dire mettere al primo posto la vita delle persone». Con questa città hanno sfilato resistendo alle provocazioni anche tanti ragazzi e ragazze e la mamma di Rumesh che in piazza Duomo ha ringraziato gli organizzatori. Con questa città anche alcuni cittadini migranti tra cui Gaye Thierno, dell’associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio che sostiene la tesi che il ferimento di Rumesh sia stato «un gesto criminale non causale» e sottolinea come positivamente «La gente, i giovani soprattutto hanno reagito con una protesta spontanea dicendo: Rumesh è uno di noi”». Impeccabile l’atteggiamento delle forze dell’ordine, carabinieri e poliziotti, che hanno accompagnato con discrezione lo svolgersi della manifestazione. Tensione e qualche timore che la situazione potesse evolvere negativamente è risultato evidente sul volto del questore solo quando ha dovuto prendere atto della provocatorie persistente presenza del sindaco, del presidente del Consiglio e dell’assessore D’Alessandro alle finestre del Comune impegnati in un’inverosimile sfida ai partecipanti. Un gioco inutile e pericoloso che ha messo in difficoltà chi ha a cuore la sicurezza di tutti tanto che il questore ha dichiarato «Non posso chiedere al sindaco di uscire da casa sua, ma sono in grande imbarazzo. Mai vista una situazione simile.
[da Ecoinformazioni]

Comments: Posta un commento

Links to this post:

Crea un link



<< Home

This page is powered by Blogger. Isn't yours?