24 aprile 2006

 

25 aprile. Il rifiuto della memoria

NEGARE PER NON RICORDARE
Memoria. Più passa il tempo e meno si vuole ricordare; anzi, è in atto una negazione della nascita della Repubblica, una volontà dissacratoria sostenuta dalla vergogna di essere appartenuti ad un popolo povero ed oppresso, limitato - per oltre un ventennio - nelle azioni e impedito nelle libertà fondamentali. Così: i figli rifiutano ciò che fecero il padre e la madre; i nipoti ignorano il valore dei nonni e la famiglia italiana perde il senso delle origini. Ogni fatto (il Fascismo, la Guerra, la Resistenza, la Liberazione) si mischia nella nebbia densa dell’ignoranza del passato e il futuro (stupefacente) si basa solo sul pirotecnico presente fatto di fuochi fatui, di chiacchiere e di veleni. Nessuno scende più ai piani bassi della storia italiana a verificare lo stato delle fondamenta, a leggere i vecchi documenti nelle cantine polverose, a scoprire gli antri dimenticati e gli angoli bui.Solo qualche sedicente speleologo, armato di una luce parziale e per il gusto di rimestare, s’avventura nel profondo dell’inevitabile incertezza, cresciuta nel tempo, per estrarre solo brandelli appiccicosi di atti ormai incontrollabili. Nessuno osa più sostenere che il bene e il male di un paese uscito da una guerra non voluta e perduta, da venti anni di dittatura subìta, sono il risultato delle volontà, del coraggio, dei pensieri e del senso profondo di libertà che alcuni giovani uomini e donne dimostrarono di avere negli anni bui del Fascismo. Non furono molti e sostennero le loro idee contro la superficialità delle masse, le violenze delle squadracce e le leggi della dittatura.La Resistenza è il natale della comunità italiana e portò alla Costituzione scritta col sangue di coraggiosi e valorosi partigiani (non un intero popolo, ma comunque parecchie decine di migliaia di italiani) e di migliaia di vittime innocenti, ma non ignare del profondo significato che il loro sacrificio avrebbe avuto per la rinascita della nazione.Ma il popolo italiano è strano: cavilloso e volentieri qualunquista, invece di crescere migliorando il senso spontaneo della ritrovata unità, rinnovando la forza ideale che germogliava dalla solidarietà e dall’umanità, pur soffocate in anni di povertà, paure e orrori, ha scelto la strada del rigetto.Rifiuto della memoria significa anche non dover pagare scotti, non dover dipendere, non dover versare gli interessi a quel capitale versato in sangue. Non si trattava di un dono, ma di un impegno che molti non hanno voluto accettare, ritenendolo troppo oneroso se non addirittura imbarazzante. Seppellendo in fretta il passato è stato più facile riciclare uomini, idee, storia, rendite, principi, facce e capitali. Se non c’è niente da pagare, niente è da restituire.
Gerardo Monizza

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